Gazzetta di Modena

Nicchiarelli e Miss Marx: «Affascinata da Eleanor per il suo lato romantico in mezzo alla politica»

ALBERTO MORSIANI
Nicchiarelli e Miss Marx: «Affascinata da Eleanor per il suo lato romantico in mezzo alla politica»

La regista era attesa il 3 novembre per la presentazione alla Truffaut  Il Dpcm ha fermato l’evento che al momento non potrà tenersi 

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L’INTERVISTA

ALBERTO MORSIANI

Si intitola Miss Marx la pellicola firmata da Susanna Nicchiarelli che la registra avrebbe docuto presentare martedì prossimo 3 novembre, alla sala Truffaut. In attesa di vedere se davvero l’incontro sarà cancellato, così come se i cinema resteranno chiusi, abbiamo chiesto alla registra di raccontare il suo “Miss Marx”, ritratto della figlia minore di Carl Marx e protagonista della lotta politica del suo tempo.

Perché hai deciso di dedicare un film alla figlia di Carl Marx, Eleanor? Si nota una grande empatia

«Una delle cose che mi fatto sentire in empatia con Eleanor Marx e' che era la più piccola di casa, era la preferita di papà. Anche io sono stata la più piccola di casa, mi ha fatto tenerezza. Il papà l'ha amata, le ha insegnato tutto. Eleanor ha fatto lezione a casa con il padre, con Engels, anche perché all'epoca non c'erano scuole per le donne dove si potessero imparare la storia, la politica. Ho visto i suoi quaderni dove faceva disegni di principesse: questa contraddizione mi ha intenerito. Un lato romantico e un altro razionale, legato alla politica, alla consapevolezza del suo ruolo nella società».

C'è una volontà di attualizzare il personaggio? Vanno in questo senso le scelte stilistiche, gli inserts di musica punk?

«Non c'era l'intenzione di attualizzare in quanto io sono convinta della forza della contemporaneità del messaggio di Tussy. Le parole di Eleanor si rivolgono con grande forza all'oggi e come tali le ho usate. Nei suoi sguardi in macchina, nei suoi discorsi. La musica era il giusto accompagnamento per una vita rivoluzionaria come la sua. Il punk arriva nei momenti più difficili, più oscuri nella storia dell'umanità, il punk che ho usato io non è un punk anni '70, è un punk di adesso, di un gruppo di ragazzi giovani che fanno della militanza politica contro Trump il loro cavallo di battaglia».

Tussy, che pure ha grande personalità, ha un rapporto quasi di soggezione con due personaggi maschili, il padre e il marito.

«E' molto vero. Lei da una parte dipende dallo sguardo, dall'approvazione di questi uomini. Dall'altro è consapevole della propria autonomia, la vuole e se la prende. C'è ambiguità, come sempre nei rapporti d'amore. Marx disse una volta: “La mia figlia preferita è Jenny, la più grande, ma Tussy sono io”. Fa venire in mente Flaubert che dice: “Madame Bovary sono io”».

Il discorso dell'identificazione e della diversità è sempre molto complicato nella formazione dell'identità di un essere umano, non solo di una donna. Uno degli aspetti interessanti del film è il modo in cui “impasti” assieme vita pubblica e privata di Tussy, ragione e sentimento, con la scelta di non mostrare il suo suicidio.

«La forza di Tussy è che lei non ha permesso che le delusioni personali e sentimentali inficiassero il suo impegno. Non ha mai detto che la lotta politica non ha più senso, perché era depressa. Ha creduto nell'urgenza della lotta e della rivoluzione, e se è uscita di scena non è stato per disillusione, ma per insoddisfazione nei propri confronti, perché nella vita privata non riusciva a essere la donna che voleva essere dal punto di vista teorico. Non ho mostrato il suicidio perché non credo sia fondamentale, non toglie forza alle sue battaglie».

E' notevole la ricostruzione di un'epoca, con riferimenti letterari e visivi, da Dickens a Dante Gabriel Rossetti.

«Abbiamo lavorato moltissimo sui quadri, dei preraffaelliti e degli impressionisti. Volevamo superare l'immagine fissa e rigida che ci viene tramandata dalle fotografie, raccontare un '800 più vivo. Se leggi le lettere di queste persone sono molto vicine a noi, per sensibilità, ironia, rapporto con impegno e vita quotidiana. Non volevo un libro di storia. Interni delle case, ricostruiti in studio, dove lei si lascia andare, si scioglie i capelli, va in giro con la sottogonna, immagini che nei quadri impressionisti si vedono sempre. Volevo che ciò passasse attraverso il colore, la ricchezza delle immagini». —



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