Novi e l’irresistibile richiamo delle due ruote in un libro la passione speciale di un paese
Nel volume “NovinBici “ Malavasi ripercorre la storia sociale e culturale della comunità attraverso l’utilizzo della bicicletta
STEFANO LUPPI
C’è il piccolo Balilla in posa fiera con la sua bicicletta, i capelli impomatati e la divisa, c’è la bici militare del bersagliere con la trombetta e il caschetto d’ordinanza, c’è la due ruote del fotografo con le cassette davanti e dietro per contenere tutta la pesante attrezzatura di un secolo fa. Ma ci sono anche foto “sociali”, come quella della signora in abito lungo, in posa plastica e sigaretta alla bocca a cavalcioni sulla sua due ruote, insieme a tante interessanti immagini che raccontano come questo mezzo di locomozione - e di libertà, basti pensare alle staffette partigiane che si muovevano spesso proprio in bici - sia stato fondamentale per la storia del ‘900.
E a dimostrare come il suo ruolo sia stato fondamentale anche nella “piccola” storia sociale e sportiva di Novi ora arriva il volume “NovinBici tra Otto e Novecento. Storia, costume, sport e tempo libero”, 288 dense pagine arricchite da oltre trecentocinquanta tra documenti e fotografie raccolte da Claudio Malavasi, docente in pensione. Sfogliarlo vuole dire impossessarsi di numerosissime informazioni in un ambito particolarmente vivace per Novi, quello relativo alla bicicletta appunto che nel corso dei decenni diviene centrale per l’evoluzione sociale del comune della Bassa.
«Questo libro - spiega l’autore - non vuole solo essere un omaggio alla bicicletta, in sella alla quale ho metaforicamente scritto queste pagine nelle quali ho inteso ripercorrere e riscoprire fatti ed eventi della nostra storia recente. Ma vuole anche essere uno stimolo per i lettori a servirsi sempre più di questo mezzo di trasporto. La bici, infatti, ha il pregio di favorire una mobilità più sostenibile e di aumentare il benessere psicofisico delle persone».
Questo mezzo ha poi la particolarità, come altri oggetti comuni e centrali nella nostra quotidianità, di non avere subito modifiche sostanziali: «Negli anni - prosegue Malavasi - pur essendo stata oggetto di numerose modifiche tecniche e formali, diverse a seconda dei fini per i quali era usata, la bicicletta nella sua essenza è rimasta uguale a se stessa: due ruote, due pedali, una sella e un manubrio. Anche i materiali di costruzione sono cambiati, poiché dal legno si è passati al ferro, all’alluminio, al carbonio e ora al titanio, ma la sua sostanza è sempre la medesima. Da Leonardo da Vinci ad oggi, potremmo dire, sono numerosi coloro che hanno contribuito alla sua nascita, alla sua evoluzione e alla sua diffusione in tutto il mondo».
Il libro è denso di curiosità e basta scorrere il sommario per rendersene conto. L’autore inizia ricordando proprio il sommo Leonardo che, a fine ‘400 nel suo Codice Atlantico, avrebbe disegnato un antenato della bicicletta, un episodio che oggi gli studi di storia dell’arte tendono a definire non veritiero. Poi il volume analizza la storia del mezzo a partire dal “celerifero” del 1791, un prototipo di veicolo a due ruote ideato dal giovane nobile francese Mède de Sivrac e analizza poi l’evoluzione del mezzo attuata dai suoi veri inventori, il barone Karl von Drais, Mac Millan, Pierre e Ernest Michaux, fino alla bici nelle forme attuali datate 1885.
Il libro inoltre illustra la storia del mezzo intrecciata con la storia di Novi, ricordando ad esempio che in un primo tempo la Chiesa ne vietò l’uso ai parroci. Successivamente Malavasi racconta il lato sportivo amatoriale del mezzo, dedicando pagine alla gara Novi-Verona-Novi (a partire dal 1910) fino ad analizzarne le vicende dal secondo dopoguerra a oggi. Il volume è edito dalla associazione Ciclistica Novese con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, con il patrocinio del Comune di Novi di Modena e della Pro Loco “Adriano Boccaletti”.
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