Le diseguaglianze della pandemia Le donne e i giovani i grandi sconfitti
Confronto sulla giustizia sociale che non c’è Dall’electricity divide al gap generazionale
IL DIBATTITO
ELENA PELLONI
«Il lungo termine è una somma di breve termine». L’economista Fabrizio Barca cita il collega Nicholas Kaldor aprendo l’incontro “Diseguaglianze, sostenibilità, salute” che caratterizza la seconda giornata del festival “Il mondo dopo la fine del mondo” ideato da Editori Laterza in tandem con Ert e Comune di Modena. «Il concetto di uguaglianza sociale, espresso splendidamente nell’art. 3 della nostra costituzione, deve oggi sempre di più puntare a una giustizia intragenerazionale – afferma l’economista Enrico Giovannini - . Quando parliamo di sostenibilità, dunque, dobbiamo puntare a un sistema capace di soddisfare i bisogni delle nuove generazioni, senza che noi (adulti, ndr) ci appropriamo delle loro risorse. E nel momento in cui carichiamo i giovani di un pesante debito pubblico, aggravato da una crisi che non abbiamo potuto anticipare, come possiamo abbandonarli in questa difficile sfida del futuro?».
Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat e referente per il tavolo sulla parità di genere al prossimo G20, rimarca la questione femminile: «I giovani sono entrati perdenti e usciti sconfitti dalla pandemia. E ancor più critica è stata la condizione nella quale hanno versato numerosissime donne, sia madri che giovani lavoratrici. Nella prima fase, quella di un lockdown molto lungo, le donne hanno dovuto sobbarcarsi contemporaneamente sia del carico famigliare che di quello lavorativo. Quelle donne, s’intende, che hanno avuto la fortuna di non perdere il lavoro, perché molte altre, appartenenti alle cosiddette fasce più deboli, potendo contare solo su contratti part-time o a termine, sono state tagliate fuori dal mercato del lavoro».
«Ad aumentare le disuguaglianze globali, specie in un periodo nel quale l’utilizzo di dispositivi tecnologici si è reso fondamentale per riportare in porto la nave, ha fortemente inciso anche la fornitura di energia elettrica» fa notare il presidente di Enel, Michele Crisostomo, sottolineando l’importanza dell’elettricità in tema di sviluppo sociale, «che si parli di cibo, di salute, di lavoro. Per questo a monte del problema del digital divide, bisognerebbe risolvere l’electricity divide, insistendo sugli obiettivi dell’Agenda 2030 e in particolare sull’obiettivo 7, il quale riguarda appunto una più equa fornitura di energia elettrica. Energia che dev’essere prima di tutto pulita e sostenibile, per evitare il perpetrarsi di ulteriori e più gravi disuguaglianze».
«Due sono i capisaldi che devono muovere le azioni politiche di oggi: la salute, naturalmente, ma anche l’economia» dichiara il presidente Stefano Bonaccini nella seconda parte dell’evento, dedicato in particolare alla salute. «Se lasceremo che le nostre strutture sanitarie pubbliche perdano di centralità a favore di quelle private, non avremo fatto altro che contribuire all’allargarsi della forbice sociale. Investire nel settore pubblico è la mia, la nostra, priorità per costruire un futuro più equo». —
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