Gazzetta di Modena

il dibattito conclusivo 

«La prima rivoluzione post-Covid sarà la trasformazione delle città»

ELENA PELLONI
«La prima rivoluzione post-Covid sarà la trasformazione delle città»

Prime tappe: policentrismo dei centri abitati e una sempre più diffusa digitalizzazione della vita

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ELENA PELLONI

«Immaginate di far stare una matita in equilibrio sulla punta. Anche se vi sforzaste di tenerla ferma per un istante, basterà la prima folata di vento a farla cadere». È da questa immagine, a cappello dell’ultimo appuntamento dal titolo “Immaginare il futuro”, che si è cercato di tirare le fila del Festival Laterza Agorà. Ma quale futuro? «Sono le nostre città le prime che stanno assorbendo su loro stesse il cambiamento in atto - ha esordito Innocenzo Cippolletta – da sempre la tecnologia ha dato un forte impulso al cambiamento, anche in materia di organizzazione della vita comunitaria. Oggi, e in particolare durante l’era Covid, è il digitale a farla da padrone: ci consente di lavorare, tramite lo smartworking; di mantenere attive le nostre reti sociali pur essendo costretti in casa; di fare shopping, sia che si tratti di accessori, sia per provvedere ai pasti; di studiare o di partecipare ad attività culturali. Sebbene siamo consapevoli che riacquisteremo una parte di normalità, dobbiamo comunque metterci nell’ottica di concepire la distanza fisica come un aspetto più facilmente risolvibile. Per questo, già da oggi, assistiamo a un policentrismo delle nostre città». Nel suo intervento, Cippolletta espone l’ideazione, già in corso in molte città europee, ma non solo, di centri urbani dotati di più punti nevralgici, grazie a un sostanziale mutamento degli stili di vita, influenzati anche e soprattutto dalla tecnologia. Luoghi, cioè, dove anche le periferie verrebbero riqualificate. «Un processo già in corso, è vero – ha commentato lo scienziato botanico Stefano Mancuso – ma non così automatico. Perché questo decentramento avvenga, la politica dovrà farsi garante del profondo mutamento in atto, accompagnando le comunità grazie a progetti razionalmente escogitati di concerto. È come quando si compiono opere di deforestazione: cambiano gli equilibri delle foreste, sia per le piante che per gli animali che li abitano. E noi, durante questa epidemia, stiamo cambiando, perché sono state profondamente modificate le nostre abitudini, come ad esempio la mobilità, che in tempo di lockdown è stata fortemente limitata. È per questo che quando parliamo di ambiente, prima che a boschi e a praterie, dovremmo pensare alle nostre città, perché quello è il nostro ambiente, quella è la casa nella quale ci muoviamo e abitiamo». Case i cui muri, quest’anno, hanno rappresentato per molti una cinta soffocante. «Quando ho immaginato il progetto del Bosco Verticale, ormai 12 anni fa, avevo in mente un vero e proprio manifesto abitativo – racconta così la sua idea visionaria, l’architetto Stefano Boeri - la modernità, l’industrializzazione, ci hanno fatto credere di essere costretti ad abitare ambienti caratterizzati solamente da minerali. Mentre è stato ampiamente dimostrato che i vegetali rappresentano un habitat più sano per l’uomo, sia a livello fisico che mentale. La sfida di oggi è dunque quella di ricostruire un equilibrio tra costruzioni e natura. Stiamo pensando a città fatte di edifici più verdi, proprio come il Bosco Verticale. Ma le progetteremo in modo che siano davvero accessibili a tutte le fasce di reddito, perché nessuno deve essere escluso».

Tuttavia, non è facile immaginare un nuovo mondo quando si osserva la realtà dal centro di un ciclone che travolge sia la salute che l’economia. Nuovamente, la responsabilità sembra cadere su chi ha il compito di amministrare questo tempo complesso e di gettare le basi per il futuro.

«Oggi più che mai ci stiamo accorgendo di quanto siano importanti le infrastrutture. E non solo quelle che spostano merci o persone, ma anche e soprattutto quelle che fanno viaggiare le idee, le parole e gli scambi tra persone lontane – è il punto di vista di Salvatore Rossi, presidente di Telecom – in Italia dobbiamo avere infrastrutture per la telecomunicazione più diffuse e rapide,un’esigenza non più rimandabile. Ma quando si fanno progetti di questa portata, soprattutto nel nostro Paese, interviene la burocrazia a complicare le cose. Una burocrazia che è un tappo per l’economia di mercato». Per l’economia di mercato e, non di rado, anche per la stessa amministrazione pubblica. «È fondamentale riorganizzare al più presto l’intero sistema-Paese – ha commentato il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli - a livello territoriale, noi provincie o grandi comuni, ci troviamo con le mani legate, schiacciati dalle esigenze burocratiche del governo centrale. Sono anni che molti dei nostri progetti, anche infrastrutturali, sono bloccati a causa di processi esecutivi lenti e macchinosi. Dobbiamo pensare insieme a un futuro diverso». Diverso, sì, ma in meglio.

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