«Un Maestro che camminava di fianco a te Mi sento orfano»
Senza Marco cambia qualcosa nell’aria generale della mia vita, nel sentimento che ho della vita.
Non si tratta soltanto dei progetti - tanti - che abbiamo fatto insieme e che avevamo per gli anni a venire.
La sua presenza calda, umana, gentile, intelligente, generosa, ironica, curiosa, divertente, la sua amicizia - che ho sempre vissuto come un dono - mi davano un senso di vitalità, di felicità attiva, di fiducia nel tempo.
Mi mancherà molto, mancherà a noi, mancherà al Poesia Festival.
Vorrei dire che mancherà alla parte migliore di questo sgangherato Paese.
Mi mancheranno le cene a Zocca, il nostro uscire per andare a fumare, quel senso di complicità.
Mi mancheranno le telefonate, quel “bau bau bau” con cui mi salutava, mimando “Come cani alla catena”, il libro di Bertoni, Rentocchini e mio che lui ha impreziosito con la sua prefazione.
Marco era un meraviglioso amico che non ti faceva mai pesare la sua grandezza.
Era noto e stimato in tutto il mondo. Era un vero e riconosciuto Maestro.
Poteva camminare a due metri da terra, per la sua immensa autorevolezza, per il suo prestigio conclamato. Invece era sempre lì, di fianco a te.
Doveva campare, Santagata, non se ne doveva andare. Lo speravo, l’ho sperato tante volte. Ogni giorno, in questo tempo, lo pensavo con la caparbietà infantile di chi si affida a un pensiero magico, salvatore.
Mi sento orfano, e più solo. —
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