Dentro quel magazzino riposano pezzi di storia del palcoscenico
Il magazzino di Ert Fondazione è un luogo a suo modo magico, speciale: un immenso capannone nella zona artigianale di Castelfranco, dove trovano posto tutte le chincaglierie raccolte in anni e anni di produzioni teatrali. Il magazzino è diviso in diverse stanze. Le prime due, passando dall’ingresso principale, sono adibite a depositi per sedie. Nella prima, ci sono quelle utilizzate in scena e ve ne sono di tutti i tipi: sgabelli, sedie vintage, a rotelle, per bambini, in legno, in ferro, impilabili…ogni sorta di seggiola è accatastata lì, secondo un ordine tutto artistico. Nell’altra stanza, subito di fianco, regnano le file impilate delle poltrone delle platee dei vari teatri modenesi: Dadà, Storchi, Passioni. Ogni sala, infatti, per adeguarsi alle norme di distanziamento, aveva dovuto rinunciare a intere file di sedute, oggi custodite in questo luogo nostalgico, in vista di tempi migliori. Oltrepassando la stretta via d’ingresso, sulle cui pareti abitano stoffe e tendaggi di ogni tipo, si giunge a una sala riservata alle pitture a vernice. Oltre ai camici appesi, non più perfettamente bianchi, è il profumo delle tinture ancora fresche a far percepire la vitalità artistica che qui resiste. L’altra metà del magazzino raddoppia le sue dimensioni in altezza. Qui sono i grandi elementi scenografici a farla da padrone: parti di fondali affastellati, imponenti colonne doriche, scale, porte e carrelli. Ogni cosa ha il suo posto. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. «L’idea è quella di non buttare niente e cercare di riutilizzare quante più cose possibili. Tutto può avere una seconda vita e magari molte cose stanno ferme qui per anni, poi però arriva sempre l’occasione giusta per riportarle in scena. Tutto è utile» dice lo sguardo di chi le crea. Insomma, per dirla con la Rowling, questa è la “stanza delle necessità” di Ert: difficile elencare con esattezza tutto quello che ivi è custodito, ma quel che serve non manca mai. —
E.P.
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