«La storia è un vaccino contro la stupidità e ci fa cittadini migliori»
Antonello La Vergata: «Il passato ci illumina sui fenomeni contemporanei» Oggi e domani proseguono gli incontri online sui canali Facebook e Youtube
Anche quest’anno si accende il faro della “Notte della Ricerca Unimore” che per l’emergenza pandemica sarà online sui canali Facebook e Youtube dell’ateneo. Gli incontri proseguono oggi e domani spaziando dall’ambito umanistico a quello economico sperimentale, a quello sociale, a quello scientifico.
Antonello La Vergata, professore di Storia della Filosofia presso il Dipartimento di Studi linguistici e culturali, oggi tra le 12.15 e le 12.45 presenterà on line “La storia come vaccino”.
«La storia – dice La Vergata - è vaccino contro la stupidità e contro l’ignoranza, contro l’idea che le cose siano scontate e immutabili. La storia vuole sapere come e perché sono avvenuti i fatti, conoscere i contesti, i percorsi. Oltre al senso storico serve uno spirito critico per fare bene le cose: qualunque attività fatta bene migliora le condizioni nostre e di quelli che ci circondano. Bisogna sottoporre a esame critico le parole che abbiamo ascoltato e letto: occorre domandarsi cosa vogliono dire, quali sono i presupposti, che conseguenze possono avere. Occorre sempre esercitare il sospetto (dando un senso positivo a questa parola): non per diffidenza, ma chiedendosi che cosa c’è dietro, per esaminare in maniera approfondita parole, fatti, proposte, dichiarazioni, argomenti, testi, come fa lo storico. La storia analizza che cosa è stato detto e fatto».
Lei sostiene che il senso storico e il senso critico sono i vaccini contro gli estremismi. Accrescono la responsabilità civile nei confronti della comunità.
«Viviamo nel mondo della complessità, della precarietà, della probabilità. Dobbiamo essere più responsabili e meglio informati. Se non conosciamo la storia diamo tutto per scontato e garantito e non facciamo nulla per conservare le conquiste, ottenute nel tempo a costo di fatiche, grandi lotte, a volte anche sanguinose, di sconfitte: l’assistenza medica pubblica, l’istruzione pubblica gratuita, la libertà di espressione, il riconoscimento dei diritti umani, i diritti delle donne, delle minoranze e dei “diversi”. Purtroppo tendiamo a dimenticare l’importanza di queste conquiste. Ci comportiamo come il “signorino viziato” descritto dal filosofo José Ortega y Gasset: crede di vivere in un eterno presente, con il domani garantito, ritenendo che tutto gli sia dovuto e subito, e magari a spese degli altri».
Anche secondo lei la storia è maestra di vita?
«Serve a poco la retorica della storia magistra vitae o della storia che insegna a non ripetere gli errori del passato, come dimostrano le due guerre mondiali: la prima evidentemente non ha insegnato abbastanza. Conoscere la storia ci illumina sui fenomeni contemporanei e aumenta il nostro senso di responsabilità, fornendoci strumenti per esercitarla meglio».
La diversità ce la insegna la storia?
«A proposito del Covid, l’opinione pubblica è disorientata di fronte alle polemiche sorte tra gli scienziati, ma occorre ricordare che diverse sono le impostazioni di ricerca, i punti di vista, i metodi di indagine del virologo, dell’epidemiologo e del clinico. La storia e la filosofia della scienza ci fanno capire come siano esistite scuole di pensiero diverse, tecniche di ricerca differenti, spesso in contrasto, anche duro, e che occorrono tempo e discussioni e confronti perché le scoperte vengano riconosciute e accettate. Ad esempio, il sistema copernicano sulla centralità del sole ha impiegato 100 anni per imporsi, la teoria di Mendel sull’ereditarietà, formulata negli anni Sessanta dell’Ottocento, fu “riscoperta” solo agli inizi del secolo scorso, accese un forte dibattito tra mendeliani e antimendeliani e solo negli anni Trenta del Novecento venne generalmente accettata e inglobata in una teoria sintetica dell’evoluzione. Occorre avere uno spirito critico nei confronti della scienza, che non procede solo per scoperte di verità, ma anche per scontri tra programmi, progetti, metodi di ricerca, concezioni “filosofiche” in senso lato». —
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