Dilemma Ert: chi dopo Longhi? Ora la Fondazione si mette fretta
Riunito il cda nel giorno della conclusione del contratto del direttore uscente Verso una nomina diretta per accelerare i tempi e far fronte alla crisi da Covid
ANDREA MARCHESELLI
Tempi rapidi per arrivare a un nuovo direttore per Ert. Lo impone la crisi da pandemia che stiamo vivendo e che sta segnando tutto il mondo della Cultura, teatro in primis. È questo l’input arrivato ieri dal Cda di Ert, chiamato non solo ad esaminare il bilancio di previsione, ma soprattutto a tracciare il percorso per arrivare al successore di Claudio Longhi. Ieri, 30 novembre, si è infatti conclusa l’esperienza di Claudio Longhi quale direttore di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Lo studioso e regista bolognese ha accettato, come è noto, l’incarico di direttore del Piccolo Teatro di Milano/Teatro d’Europa, lasciando libera una delle poltrone più ambite nel panorama teatrale italiano, quella del primo Teatro Nazionale che ha sede a Modena e una struttura distesa sulla regione, comprendente Bologna e Cesena.
E proprio ieri il Cda di Ert si è riunito e ha per la prima volta resa ufficiale la propria posizione in merito alla sua successione, dopo che in questi mesi (che Longhi se ne sarebbe andato si sa in pratica da settembre ed è ufficiale dai primi di ottobre) ha fatto di tutto affinché non sfuggisse alcuna indiscrezione. Ricordiamo in sintesi quanto accaduto: Il Piccolo lo scorso luglio si era trovato spiazzato dalle dimissioni anticipate del proprio storico direttore Sergio Escobar; era così iniziata un’aspra lotta di successione che, alla fine, ha visto prevalere Longhi. Una decisione che ha visto Ert spiazzata, avendo originariamente programmato la conferma del proprio direttore. La nota stampa uscita ieri sera ne è un po’ la riprova, dal momento che chi si aspettava la nomina del sostituto ne è uscito deluso.
Dopo aver approvato il bilancio di previsione 2021, infatti, il Cda «rinnovando i ringraziamenti a Claudio Longhi per il lavoro svolto, e formulandogli i migliori auguri per la nuova esperienza, ha preso altresì atto e condiviso l’indirizzo espresso dai Soci fondatori di ERT a procedere all’individuazione del nuovo direttore con una ricognizione e valutazione da parte del CdA delle migliori opzioni possibili, per pervenire così alla nomina del profilo più rispondente alla natura della Fondazione e alle sue prospettive di sviluppo e innovazione» aggiungendo che «In considerazione del frangente estremamente delicato in cui si trovano attualmente l’intera popolazione e il sistema economico produttivo, da cui anche la Fondazione ERT non è certo avulsa, è stata indicata con chiarezza l’esigenza di giungere alla nomina con la modalità più consona alla criticità del contesto, per dotare, nella più ampia condivisione e nel minor tempo possibile, della sua nuova guida il Teatro Nazionale dell’Emilia-Romagna». Traspare, in altre parole, l’idea di procedere ad una nomina diretta senza passare da un bando pubblico come era stato nell’occasione della nomina di Longhi, a conclusione della lunga gestione Valenti. Trattandosi di una posizione così rilevante nell’ambito della cultura italiana era stata considerata la formula più efficiente e trasparente al fine di trovare una personalità di spessore selezionata attraverso criteri di piena condivisione da parte dei diversi istituti cui fa riferimento quello che rimane il Teatro stabile pubblico regionale dell’Emilia Romagna. L’emergenza ora detta evidentemente nuove soluzioni e così tornano d’attualità i nomi dei candidati emersi nelle scorse settimane. Che erano soprattutto quattro, due dei quali in netto vantaggio sugli altri: il primo era l’attore Lino Guanciale, collaboratore da tempo di Ert, figura di primissimo piano sotto l’aspetto mediatico, sostenuto principalmente dall’ambiente modenese; il secondo, più prossimo al gradimento di Regione e Cesena, era il regista Romeo Castellucci, figura di rango internazionale, in passato direttore per una edizione della Biennale Teatro di Venezia; accanto ai loro erano emersi soprattutto i nomi di Antonio Latella, attuale direttore della Biennale teatrale veneziana, e di Elena Di Gioia, direttrice artistica di realtà minori, produttrice di diversi progetti teatrali e culturali. A questo punto non avrebbe senso fare pronostici: ci si aspetta, in verità, che se si deve arrivare ad una soluzione diretta questa accada il più velocemente possibile, poiché è vero che attualmente i giochi paiono fermi a causa della pandemia, ma è ancor più vero che questo è il momento in cui occorre portare a termine il progetto delle stagioni a venire, come prevedono le incombenti scadenze ministeriali. —
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