Gazzetta di Modena

Sofferenza e redenzione «È la storia mai scritta su Gesù e la Resurrezione»

Michele Fuoco
Sofferenza e redenzione «È la storia mai scritta su Gesù e la Resurrezione»

Lo scrittore archeologo modenese Valerio Massimo Manfredi ha pubblicato “Quaranta giorni” «Dopo il sepolcro c’è un grande vuoto. Il vuoto che viene da un mistero ineffabile, immenso» 

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L’INTERVISTA

Michele Fuoco

La sofferenza, l’angoscia, l’indicibile rapporto tra “supereroi” del bene e del male, il sentimento religioso dell’esistenza, l’insana logica della guerra e interrogativi inquietanti corrono nel recente romanzo “Quaranta giorni” (Mondadori) di Valerio Massimo Manfredi.

Lo scrittore e archeologo modenese ci riserva sempre sorprese e ora indaga su quei giorni che vanno dalla Resurrezione all’Ascensione di Gesù. Senza tralasciare la Crocifissione sul Golgota, con la coscienza dolorosa di quel dramma. E qui c’è anche una figura misteriosa che, pur nascosta, vede tutto e vedrà anche la Resurrezione di Cristo che egli seguirà nel suo cammino verso Gerusalemme.

«Dopo la Resurrezione, si sa solo – dice Manfredi - dei primi quattro o cinque giorni in cui Gesù va a cercare i suoi discepoli. Vede, però, prima la Maddalena. Inoltre si affianca a due apostoli che vanno ad Emmaus. Non lo riconoscono, finche non scorgono, in una locanda, le stigmate mentre il risorto mostra, spezzando il pane, le mani, prima coperte dalla tunica. Poi vede anche la madre, Maria. Sul lago di Tiberiade prepara una specie di arrosto di pesci. Paolo dice in una sua lettera che Gesù apparve a 500 persone».

E gli altri 35 giorni?

«C’è un vuoto. Il vuoto che viene dal un mistero ineffabile, immenso. Impossibile capirlo. Allora ho creato una serie di situazioni per riempire i vuoti della documentazione. Due i personaggi che dominano la scena per tutto il romanzo. Uno è Aron, il demone che sul Golgota dice a Gesù “se sei figlio di Dio scendi dalla croce e ti crederemo”. È anche il tentatore che voleva che Gesù trasformasse le pietre in pane perché affamato. Lo porta sul pinnacolo del Tempio e gli dice “tutto quello che vedi sarà tuo”… Aron, che è la voce narrante nel libro, e Gesù hanno una identità molto particolare: Gesù è figlio di Dio, ma pure Aron è un personaggio eterno. Oggi, per i bambini che giocano online, sarebbero due supereroi, con potere straordinario. Per loro il tempo non è una sequenza. Tutto è presente. Ciò spiega il fatto che i due viaggiano nel tempo e nello spazio. Anche Aron, che ha rivestito il corpo di uomo, è contemporaneamente in due posti: a Capri dove c’è Tiberio, e all’Isola di Paxos».

Aron è una presenza critica nei confronti di Gesù?

«Aron non sa spiegarsi la sua condizione. “Sono dannato – dice a Gesù - a portare sulle spalle il mio inferno in qualunque momento e luogo. Ma cosa ho fatto io, nessuno lo sa. Forse un atto di superbia che non si capisce quando è avvenuto. Chi mi ha chiesto di voler esistere? Ma che libero arbitrio! Non c’è né libero, né arbitrio”. I demoni hanno una sola paura: quella di essere annientati, di non esserci più».

I due assistono a tanti morti sulla spianata del Tempio a Gerusalemme per il combattimento di due sette di ebrei. Una violenza che continua anche oggi? Il demone cosa rimprovera a Gesù?

«È una visione spaventosa e Aron si rivolge a Gesù: “E’ questa la tua redenzione”. E ciò che ciascuno di noi si domanda ogni giorno, quando vediamo massicce distruzioni, devastazioni, pestilenze che mietono tante vite di innocenti. Anche quelli che si sono macchiati di sangue non hanno scelto loro di essere in quel luogo, tempo e spazio. Quando il Tempio, anima e cuore di quel popolo, brucia è Aron a dispiacersi: “Ma questa è l’unica residenza dell’Altissimo su questa terra. La dobbiamo salvare. Non possiamo lasciarla bruciare”. E Gesù risponde: “Verrà un giorno in cui Dio avrà la residenza dappertutto. Ci saranno immense cattedrali, non meno grandi, spettacolari, meravigliose del Tempio di Gerusalemme”. E adombra il mistero dell’eucarestia che è presente nel Duomo di Milano come a Notre-Dame di Parigi e in altri luoghi sacri».

Quali interrogativi pone il libro di fronte a tanta brutalità?

«Agghiacciante la scena di duemila ribelli crocifissi dai romani decisi, a qualunque costo, a porre rimedio alle loro devastazioni. Davanti agli occhi lo spettacolo dello strazio del massacro, del sangue che scende come una cascata dai gradini del Tempio. E nel finale c’è un tentativo fisico di ricostruire il terzo Tempio, come nei desideri di Aron e dell’amata principessa Berenice. Ciò è nei progetti di un gruppo di ebrei estremisti e fanaticamente ortodossi che vuole far saltare le grandi moschee della spianata per fare posto al terzo Tempio. Ma c’è il terrore che se ciò si farà, si scatenerà un disastro apocalittico».

Cosa rappresentano i due?

«Aron ha indossato un corpo umano, e viene ascoltato da Gesù. Tutti e due sono una presenza eterna e allo stesso tempo un’umanità per cui si può piangere, soffrire e gioire. È l’immenso miracolo di questa doppia identità. Un miracolo è l’essere umano perché ti dà la possibilità di essere consapevole di esistere».

Il mistero del romanzo è nel far dialogare il personaggio della luce con quello della tenebra?

«Gesù, come gli eroi mitologici, affronta la sua catabasi, la discesa agli inferi. E i due percorrono insieme la stessa strada. Insieme riparano la nave per attraversare il Mar Adriatico. C’è la scena in cui Aron si butta dalla nave sulla tolda di un’altra nave che è piena di bambini il cui futuro sarà probabilmente atroce, e li libera. E Gesù, si sa, ama i bambini e non può non compiacersi. A volte l’uno ha occasione di ascoltare le parole dell’altro. Gesù gli dice che il suo posto non è più quello dell’armata delle tenebre e, quindi, di essere libero. Aron ha compiuto dei gesti che non possono esistere nella condizione demoniaca. Gesti che lo hanno, in qualche modo, redento. Si afferma così’ l’immagine di Gesù veramente onnipotente, che può tutto, anche redimere un demone. È questa assurdità che rappresento, che è anche quella che rappresenta l’onnipotenza”. —



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