Gazzetta di Modena

VOLUME EDITO DA MIMEMIS 

Il piacere, la Chiesa e la colpa così il sesso ha influenzato la storia

Gioacchino Toni
Il piacere, la Chiesa e la colpa così il sesso ha influenzato la storia

La studiosa Anna Pattuzzi, collaboratrice dell’Istituto Storico della Resistenza analizza il ruolo della sessualità nella società italiana dagli anni Trenta agli Ottanta

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Gioacchino Toni

È da poco giunto nelle librerie il volume Il piacere e la colpa. Cattolici e sesso in Italia 1930-1980 (Mimesis 2020) di Anna Pattuzzi, studiosa che da oltre un decennio collabora con l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Modena.

La sessualità è da tempo ritenuta un elemento importante attraverso cui comprendere il funzionamento dei fenomeni storici. «La rilevanza storiografica delle questioni sessuali – sostiene l’autrice – è data dalla consapevolezza del peso che la bio-politica – ovvero il disciplinamento della vita biologica, dei corpi e della sessualità – ha avuto e ha per il mantenimento della sovranità, dunque per la storia del potere politico e religioso».

Pattuzzi sostiene di aver affrontato la sua ricerca non accontentandosi dell’eccessiva semplificazione con cui, quando si parla di morale sessuale degli italiani, «si individuano i buoni e i cattivi, gli inquisitori e i perseguitati, i perversi e i salvati. La stesso ambito storiografico – continua la studiosa – presenta dei vuoti che vanno colmati: sappiamo bene tutti i posizionamenti della Chiesa, ma i cattolici come li hanno recepiti? Non si è parlato molto di questo. Capire gli esiti di questa stagione del ’900 ci aiuta invece a comprendere meglio il nostro presente, aggiungendo un po’ di spessore e complessità alle analisi che facciamo, oltre il senso comune».

Il volume si apre indagando gli albori di un primo discorso pubblico dei cattolici, soprattutto negli anni ’50, su questioni che riguardano la sessualità all’interno del matrimonio, il controllo delle nascite, la verginità, il celibato, l’educazione sessuale, la prostituzione e la diffusione della pornografia. Successivamente si esamina la ridefinizione dello sguardo cattolico alla sessualità e alla vita coniugale nel periodo del Concilio Vaticano II, dunque viene passato in rassegna il dibattito del periodo immediatamente successivo, soprattutto tra il 1966 ed il 1968, contraddistinto dalla «presa di parola autonoma e anche conflittuale da parte di varie anime del laicato» seguendo le tracce «del profilarsi di una proposta cattolica di “terza via” tra la rigidità dei dettami dottrinali e quella che veniva descritta come “la concezione consumistica” del sesso e del corpo che andava conquistando la società italiana».

La parte finale del volume si sofferma sugli anni ’60 e ’70, periodo in cui l’Italia è attraversata da importanti riforme inerenti le questioni sessuali: sono gli anni della legge sul divorzio e quella sull’aborto, ma anche quelli in cui il cattolicesimo italiano affronta la sessualità prematrimoniale ed extramatrimoniale, l’omosessualità, la sessualità femminile e l’istituzionalizzazione dell’educazione sessuale.

«Fino al Novecento – ricorda la studiosa – i papi non parlavano di sesso. La questione era demandata ai confessori, agli inquisitori, ai teologi moralisti. Con l’avvio del “secolo breve” hanno dovuto iniziare a farlo, spinti dalle grandi trasformazioni sociali: l’emancipazione della donna, la diffusione di metodi raffinati di contraccezione, ecc. Occorreva guidare i fedeli, per non perderli e non lasciarli confusi in preda ai nuovi assetti culturali. Per governare il discorso sul sesso bisognava conoscerlo a fondo, dettare la linea, produrre un discorso». E questo, continua l’autrice, «vale ancor di più nell’immediato dopoguerra, quando il sesso è ovunque. C’è un boom dell’industria pornografica, si dibatte animatamente sul tema della prostituzione e sul controllo delle nascite. I cattolici italiani iniziano allora a studiare, a confrontarsi, a produrre visioni anche autonome rispetto alla dottrina, persino conflittuali.

Nella congiuntura del Concilio Vaticano II e del ’68, c’è stata una fiammata – spesso dimenticata – di cattolici che hanno voluto discutere di sesso pubblicamente, per proporre una morale nuova, alternativa al ripiegamento nel privato, alla fedeltà cieca alla dottrina, e alla presunta liberazione “consumistica” del sesso». Il tentativo di strutturare una visione cattolica della sessualità si è però rivelato fallimentare. In parte perché si è trattato, spiega Pattuzzi, di un tentativo assolutamente minoritario nel nostro Paese. «Schiacciato sotto il peso della presenza del Vaticano. Non supportato da un contesto sordo a un discorso profondo e riformatore, quello della morale comunista e borghese». Il fallimento, aggiunge la studiosa, è dovuto anche al «prevalere dell’atteggiamento “guicciardiniano” del farsi semplicemente “i fatti propri”. Abbiamo così mancato un’occasione di renderci consapevoli di tutti quei retaggi che ancora, sorprendentemente, pervadono il nostro senso morale che si presume liberato. Il licenziamento di una donna per il solo motivo – “svergognata” – di aver liberamente girato un video intimo con il compagno è uno dei sintomi di questa immaturità della morale». —

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