Gazzetta di Modena

Il palazzo Ducale di Mantova acquista l’arazzo di Venere

Michele Fuoco

Il manufatto rinascimentale opera di un allievo di Giulio Romano Ceduto dal gallerista Verolino: «Era di proprietà di Federico Zeri» 

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Michele Fuoco

Corteggiato durante la grande mostra “Con Nuova e Stravangante Maniera. Giulio Romano a Mantova”, nel 2019, al Palazzo Ducale di Mantova, ora l’arazzo, in lana e seta, “Venere spiata da un satiro, con i puttini” (cm 410x460), di proprietà di Raffaele Verolino, è stato acquistato dai Musei di Mantova e entrato nelle collezioni permanenti di Palazzo Ducale. L’opera sarà esposta nella sala del Armi, nel Castello di San Giorgio”. «L’arazzo – evidenzia Verolino, con galleria in piazza Roma – è stato tessuto nel 1539-1540 nella manifattura di Nicola Karcher per Federico II Gonzaga duca di Mantova, come primo elemento di una serie detta dei Puttini, da cartoni di Giulio Romano, il più talentuoso tra gli allievi di Raffaello. L’arazzo, appartenuto a una collezione privata viennese e passato sul mercato antiquario a Londra (1972-1973), è divenuto proprietà dello storico dell’arte Federico Zeri che lo ha conservato fino alla morte (1998) nella sua casa-villa a Mentana (Roma). Dalla eredità familiare è pervenuto a noi». L’arazzo presenta a sinistra, davanti all’arco d’ingresso di un padiglione-pergolato di rose, la figura di Venere, seminuda, circondata da tre amorini alati, uno dei quali viene preso in braccio dalla dea; dall’angolo del pergolato sbucano un satiro, con corna, orecchie caprine, barba, un’espressione grottesca e lasciva, intento a spiare la donna. Dalla roccia su cui poggia Venere, sotto le sue gambe, sgorga un rivolo d’acqua che alimenta un ruscello da cui due puttini pescano un’anguilla. Il resto del campo mostra un sereno scenario naturale. L’arazzo,è un vero capolavoro del Rinascimento.

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