Gazzetta di Modena

TERZO VOLUME DELLA SERIE 

Sorrentino narra Mutina e la storia della città diventa una “spy-story”

ARIANNA DE MICHELI
Sorrentino narra Mutina e la storia della città diventa una “spy-story”

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ARIANNA DE MICHELI

“Mvtina, giorni senza sole”. Mai titolo sembrò più attuale. Nel momento in cui scriviamo il cielo, inconsolabile, rovescia lacrime amare. Il Panaro ha rotto gli argini, Covid imperversa indifferente al gioco dei tre colori e i santi a cui rivolgersi vengono dati per dispersi. Lacerata, al pari del resto d’Italia, tra negazionisti del virus e terroristi apocalittici, Modena vivacchia stanca. Fingendo di trovare pallido conforto nelle luci di un Natale che non esiste. Fatica erculea di quattrocento pagine, l’ultimo romanzo storico di Gabriele Sorrentino dipinge una realtà altrettanto dilaniata. Ma per ragioni diverse e in una stagione che svanisce nella notte dei tempi. La “sua” Modena senza sole è infatti la Mvtina del 598 dopo Cristo. Una città al limite. In tutti i sensi. Sia perché si trova sul confine tra Impero Romano d’Oriente e Regno Longobardo, sia perché, proprio per questo, rischia di soccombere.

«Mvtina paga pegno non soltanto alla feroce disputa tra ariani e niceni – spiega l’autore – Ma anche allo scontro tra gli stessi niceni e la Chiesa Orientale».

Inizia così la cosiddetta età di mezzo, epoca che in quanto a complessità nulla pare invidiare all’indimenticabile 2020 ormai agli sgoccioli. Modenese doc, laureato ad Urbino in scienze politiche con indirizzo storico-politico e forte di un master Unimore di II livello in Pubic History, Sorrentino si riconferma penna arguta e assai prolifica (ha firmato, tra l’altro, la saga fantasy di Finisterra incensata da ben due premi Cittadella). «prestato» alla sanità in veste di responsabile dell’Ufficio Stampa dell’AOU nostrana, non tradisce la sua fama di abile tessitore di trame capaci di sposare al rigore storico intrecci narrativi oltremodo accattivanti. Edito da Artestampa “Mvtina , giorni senza sole” è l’ultimo, consistente “capitolo” della trilogia dedicata al passato remoto della nostra città. Capitolo che però, al pari dei volumi precedenti, alias “Mvtina, l’alba dell’Impero” e “Mvtina, Geminiano e il crepuscolo degli Dei”, vive di vita propria. «I tre libri sono indipendenti l’uno dall’altro».

Quanto ha giocato la tua creatività narrativa in “Giorni senza sole”?

«Ha giocato un ruolo importante. In merito al periodo in questione possiamo infatti contare su informazioni davvero esigue. Per intenderci: nel lasso di tempo che va da 501 dopo Cristo sino al 680, anno in cui nei panni di prelato troviamo Pietro, non compare traccia di alcun vescovo. L’unico fatto reale documentato è la conquista della città da parte romani nel 590. Conquista effimera che ha portato alla distruzione delle mura. Sono stati anni per l’Italia molto tormentati. La guerra gotica prima - che peraltro nel 536 coincise con sei mesi di crepuscolo dovuto all’eruzione di alcuni vulcani - l’arrivo dei longobardi poi. Sino al palesarsi di un nuovo esarca romano».

E fonti coeve pressoché inesistenti.

«Appunto. Motivo per cui quest’ultimo libro può essere catalogato alla voce romanzo tout court. È una sorta di spy story ante-litteram. Del resto pare appurato che i bizantini fossero molto bravi nel lavoro di intelligence”.

Devi a qualcuno la tua passione per la storia?

«A mio padre. Che quando ero bambino mi raccontava l’Odissea come se fosse una favola. Concedendosi, spesso e volentieri, qualche licenza narrativa. Lo stesso dicasi per l’Eneide. Il nostro parco giochi preferito? Senza dubbio il museo. Nonché qualsivoglia scavo archeologico a portata di mano. E dire che papà era un assicuratore…».

Scrivi per hobby o per lavoro?

«Considero la scrittura un hobby. C’è chi va a pescare, chi non resiste ai giochi di ruolo e chi, a fine giornata, si mette a scrivere. Io appartengo alla seconda e alla terza categoria. Scrivere è divertente ma comporta una buona dose di ricerca. Ricerca che a volte risulta sfiancante. E nel momento in cui sono in dirittura d’arrivo con un nuovo libro… beh, ecco che diventa un lavoro. Mi chiudo in casa finché non raggiungo il traguardo».

Per molti, storia fa rima con noia.

« La storia può essere interessante per chiunque. Dipende da come la si racconta. Il che non significa travisare gli eventi. Pop History non contempla imbonitori improvvisati. Siamo storici ed in quanto tali non possiamo esimerci dal promuovere il rigore della narrazione. Rigore che nulla toglie al fascino della storia». —





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