«Ora c’è il bisogno di riscoprire valori semplici come la tenerezza»
“Vogliamo il pane, ma vogliamo anche le rose” gridavano gli scioperanti dell’industria tessile di Lawrence nel 1912.
Un grido di rivendicazione che parla anche dell’attuale situazione del mondo del teatro. Privato della sua capacità di autosostenersi e, allo stesso tempo, di poter godere del confronto diretto con il pubblico.
«I momenti dedicati all’arte sono stati quasi completamente dimenticati quest’anno. Eppure, la cultura porta in sé la capacità di risvegliare valori, quali appunto la gentilezza e la purezza d’animo, propri anche della Cenerentola di Rossini, che in un momento come questo devono essere ribaditi».
Nicola Berloffa ha curato la regia dell’opera, facendo leva su un’atmosfera che restituisse allo spettatore armonia e semplicità.
«Credo che il pubblico oggi abbia bisogno di riscoprire valori semplici ma immortali, come la tenerezza. Allo stesso tempo, però, abbiamo potuto creare una scenografia maestosamente barocca. I due set ottocenteschi sono ispirati al Royal Pavilion di Brighton e puntano a creare meraviglia e stupore estetico. Il mio intento è stato quello di permettere al pubblico di potersi rilassare, immergendosi in un clima da favola».
Il regista afferma di essersi ispirato allo stile di Mario Soldati e allo stesso tempo a La Comédie humaine di Honoré de Balzac.
«Abbiamo evitato i modernismi, ispirandoci ai grandi pittori dell’animo umano. Non c’era bisogno di esagerare nulla. Anche perché sapevamo che si sarebbe trattato di una ripresa televisiva, per cui era già evidente che la recitazione sarebbe stata più intima, quasi rarefatta. In un caso come questo non ci sarebbe stato bisogno di amplificare gli eccessi, puntando sul grottesco. La musica poi è molto delicata, quasi dolce. E il libretto è perfettamente in equilibrio, non c’è nulla da inventarsi quando si ha un mano un’opera di questo tipo». —
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