Gazzetta di Modena

il progetto 

Soliera, storie e immagini per un archivio della memoria

Noemi Adabbo
Soliera, storie e immagini per un archivio della memoria

Tutti i cittadini sono invitati a raccontare e tirare fuori dai cassetti i ricordi Dal centro alla campagna, si costruisce una mappa del paese e del suo passato

3 MINUTI DI LETTURA





Noemi Adabbo

Le coordinate della “mappa di comunità” di Soliera corrono lungo i ricordi dei suoi cittadini, il loro presente e le loro speranze: una cartografia soggettiva e culturale, non meramente superficiale, fa da sfondo al progetto biennale ideato da Luisella Vaccari, responsabile della sede solierese dell'Università Libera Età Natalia Ginzburg, insieme a Sandra Losi e Azzurro Manicardi del Centro Studi Storici di Soliera, e Davide Bregola, autore del saggio “Cosa sono le mappe di comunità e come si creano”, con il supporto del Comune di Soliera, la Fondazione Campori e il gruppo “Leggere sull'Argine”. Una vera e propria stesura dei racconti della cittadina del sole messi nero su bianco da parte di coloro che ne vivono le strade e ne respirano l'aria, all'interno di un libro che verosimilmente verrà pubblicato nel 2022, approdando prima nella versione online di un archivio, più facilmente fruibile e ampio in termini di contenimento di materiale. Non solo parole scritte, ma anche foto, quelle che sono state in grado di fermare la storia quotidiana dei cittadini «gelosamente conservate e mai tirate fuori dai cassetti, non solo della memoria ma fisici, di casa propria - spiega Guido Malagoli, insegnante e scrittore - documenti, testimonianze audio, video interessanti che costruiscono il cosiddetto romanzo corale: Davide Bregola, in precedenza, l'ha definito una macchina corale, una macchina narrativa, e trovo sia la definizione più appropriata perché al suo interno trattiene tanti elementi che collaborano insieme. Penso che se il progetto valicasse i confini solieresi allora, sì, che sapremmo di aver raggiunto davvero un buon risultato». Le storie raccolte si divideranno tra il dentro e il fuori le mura, fornendo due differenti mappe: la prima concernente il centro storico da cui il progetto è nato, matrice la riqualificazione di Piazza Fratelli Sassi quale luogo di comunità e passaggio, mentre la seconda si rifà alla tranquillità della campagna che circonda i centri abitati, tesoro di un silenzio pregno di parole. «L'idea di creare una grande narrazione fatta dalla comunità con la sfida di coinvolgere più persone possibili. Un primo tassello per creare qualcosa che rimanga nel tempo», dice Bregola.

Il progetto verte su due idee cardine tra cui quella di realizzare una mappa delle attività negli edifici sulla piazza e nel centro storico, a cura di Azzurro Manicardi, da cui il castello non prescinde in termini non solo storici ma anche funzionali, con un approccio a ritroso nel tempo per carpirne le diverse trasformazioni. L'altra, invece, nasce in vista di una collaborazione con le scuole medie per creare un confronto tra ieri e oggi dei luoghi di Soliera, a cura di Sandra Losi, riprendendo gli stessi punti di vista di foto storiche, disegnate dai segni del tempo. Determinare e tramandare il genius loci, il carattere del luogo, come afferma Bregola nel suo saggio, affinché possa essere conosciuto e quindi apprezzato, questo il monito sui cui poggia la “mappa di comunità”, in un rapporto interscambiabile tra le dimensioni di passato, presente e futuro. «Inizialmente avevo pensato di fare un concorso letterario - afferma Vaccari - ma parlandone con Davide l'idea è approdata sulla mappa di comunità, un'iniziativa più bella e complessa. È un modo non solo per far conoscere la storia del proprio paese, ma soprattutto per condividerla in modo che non venga dimenticata. Una presa di coscienza necessaria che verrà consacrata con un’orazione pubblica di fronte ad autori e partecipanti in occasione dell'inaugurazione della nuova piazza». Losi conclude: «È importante che le persone capiscano che possono lasciare una loro memoria. Adesso è il momento della riflessione, in questo periodo di festa, per far scaturire ricordi o informazioni che possono diventare importanti. Ora siamo ancora in una fase embrionale, ovviamente il lavoro con le scuole e la Casa Protetta Pertini, così come con le associazioni, è rimandato. Bisogna fare in modo che il centro diventi un luogo frequentato per consegnare un senso di futuro grazie ad un progetto basato sul concetto di riutilizzo di uno spazio affinchè quest'ultimo ne esca rivitalizzato». Una mappa affettiva, non precisa né lineare, ma libera di raccontare la propria storia. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google