«L’uomo è capace di riassorbire tutto ci riprenderemo la vita di prima»
Emidio Clementi affronterà il tema del lockdown e di come l’umanità uscirà da questa esperienza
ALICE BENATTI
«Aveva ragione Fellini a dire che la felicità arriva quando hai un’incombenza e a un certo punto arriva la notizia che non devi più fare quella cosa – dice Emidio Clementi, scrittore, musicista e fondatore dei “Massimo Volume” – è così che mi sentivo io all’inizio della pandemia e adesso, ogni tanto, ancora mi stupisco di come vivevo prima. Credo che sia cambiato anche il mio rapporto con l’emotività». E sul post-pandemia: «È una capacità positiva dell’uomo quella di riassorbire. Quindi anche la vita di prima, che adesso ci sembra molto distante e impossibile da 'riacchiappare, forse è dietro l’angolo».
Sarà proprio il suo punto di vista su “L’umanità al tempo del virus” quello che il musicista porterà oggi alle 19 all’ultimo appuntamento del Festival di Arci Modena Je Suis Razza Umana.
Una bella responsabilità quella di esprimersi sull’umanità ai tempi del Covid-19…
« Più che dell’umanità parlerò di me stesso perché farei veramente fatica ad addossarmi un peso così grande. Il mio è il punto di vista piuttosto limitato di una persona a cui il virus non ha sbattuto in faccia perché fortunatamente nessuno in famiglia si è ammalato, mi sento un privilegiato… anche se ho perso una cara amica anziana. L’inizio del lockdown l’ho vissuto con una certa spensieratezza, quasi fosse una vacanza, perché ero indietro con le cose da fare e sentivo di poter finalmente recuperare il tempo perduto. E il mio è un lavoro creativo in cui quel tempo per annoiarsi, per riflettere, è necessario. Una volta ho visto un’intervista a Fellini nella quale, alla domanda cos’era per lui la felicità, il regista rispondeva “che qualcuno mi avesse chiamato stamattina per dirmi che quest’intervista era stata annullata”. Credo che lui avesse ragione, e io mi sentivo proprio così».
Poi qualcosa è cambiato? «Da una parte no perché essendomi un po’ adagiato su questo clima rarefatto ogni tanto mi stupisco della mia vita di prima, piuttosto piena, fatta di viaggi, di relazioni. Adesso l’idea di avere qualcosa da fare il 25 di gennaio un po’ mi inquieta perché ho perso l’abitudine di essere nel mondo. Sono un po’ terrorizzato quando sento parlare, giustamente, di un 2021 in cui “si tornerà alla carica” e penso: “ne avrò la forza?”. Io spero di sì, me lo auguro. Ma il dubbio mi viene. Credo poi che sia cambiato il mio rapporto con l’emotività».
Come?
«Ricordo che quando a marzo è uscito 'Murder Most Foul' di Bob Dylan quel brano è riuscito a colpirmi molto più di quanto probabilmente avrebbe fatto nel pre-pandemia. Mi sembrava quasi profetico… come se fosse arrivato nel momento perfetto. Diciamo che il virus mi ha fatto sentire l’esigenza di trovare una spinta verticale. E’ una caratteristica dell’uomo andare verso l’impossibile e allora anche leggere la dichiarazione di Biden di voler essere il Presidente che sconfigge il cancro mi è sembrata giusta. Ecco, forse ho sentito di più la spinta verso il sogno. Allo stesso tempo mi accorgo che vedere una persona con il naso fuori dalla mascherina o che la tiene sotto il mento fa scattare in me una sensazione di disagio anche se si trova a molta distanza. E allora mi domando: “dove finisce veramente il rischio e dove comincia la mia insofferenza di vecchio di merda?”. Perché credo che una situazione del genere abbia anche alimentato la nostra parte peggiore».
Secondo lei tornare alla normalità di prima è possibile o dovremo costruirne una nuova?
«Prendiamo la Seconda Guerra Mondiale, una tragedia molto più grande di questa. Io vengo da San Benedetto del Tronto e già nei primi anni Cinquanta i tedeschi venivano lì al mare, accolti come turisti. Credo sia una capacità positiva dell’uomo quella di riassorbire. Quindi anche la vita di prima, che adesso ci sembra molto distante e impossibile da “riacchiappare”, forse è dietro l’angolo».
Prima accennava al suo lavoro artistico, a cosa ha lavorato in questi mesi?
Spezzo «All’inizio del lockdown ho cominciato a scrivere un nuovo libro e spero di finirlo entro la primavera. Si tratta di racconti collegati fra loro nei quali tornano i personaggi. Musicalmente è stato un anno più difficile anche se noi siamo stati fortunati perché l’ultimo disco era uscito nel febbraio 2018 e avevamo finito la tournée. Abbiamo fatto solo qualche data quest’estate e qualcosa in streaming. Io poi insegno all’Accademia di Belle Arti e mi sto dividendo tra lezioni in presenza e a distanza. Le lezioni a distanza, con tutti i loro limiti come l’audio che va e viene e le immagini sgranate, l’anno scorso hanno salvato un semestre. L’ho visto anche sulle mie figlie, una fa le elementari e l’altra le medie e fortunatamente hanno seguito un programma… non hanno perso un anno e questo va riconosciuto. Stessa cosa per il vaccino, nonostante tutto quello si può dire sugli interessi delle case farmaceutiche eccetera, in pochissimo tempo è stato creato. Diamo per scontate cose, come appunto le lezioni a distanza e il vaccino, che invece meritano di spezzare una lancia a favore dell’umanità».
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