L'Analisi/ Covid, la rete e la follia No Vax
In questi giorni i no vax hanno preso di mira alcuni personaggi simbolo della vaccinazione di massa: l’infermiera dello Spallanzani, Claudia Alivernini, che per prima si è sottoposta al vaccino davanti alle telecamere, è solo uno dei numerosi obiettivi delle offese, delle accuse e delle minacce del “movimento” no-vax.
L’hanno talmente bombardata che – come ha detto Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario del Pd – «Claudia è stata costretta a eliminare i suoi social: chi la sta minacciando dovrebbe vergognarsi». Vergognarsi…
Capisco il linguaggio del politico e i suoi “paletti istituzionali”, ma forse Zingaretti – e con lui un’intera classe politica – dovrebbero resettare il loro codice di comunicazione e fare finalmente i conti con un mondo che non è più quello in cui sono/siamo cresciuti. I politici italiani (e con loro molti giornalisti) sono ancora quelli che quando parlano di Internet, usano l’espressione “il popolo della rete”. Come se si riferissero a una popolazione lontana e dai tratti esotici che ogni tanto ci invia interessanti segnali. Popolo della rete? Il popolo della rete siamo tutti noi perché a ogni ora del giorno – in un modo o nell’altro – siamo su Internet. Il mondo è in rete. E siccome nel mondo – come sappiamo fin da piccoli – c’è di tutto, ecco che in rete, tra tante cose belle e interessanti, ci trovi anche i truffatori, i pedofili, i terroristi e ci trovi pure i no vax. E qui, prima che qualche anima bella invochi l’articolo 21 della Costituzione e la libertà di manifestazione del proprio pensiero, pongo la seguente domanda: ma se una o più persone si recassero sotto le finestre dello Spallanzani e gridassero all’indirizzo di un’infermiera le stesse offese-accuse-minacce che sono state scritte sui social, che cosa accadrebbe? Certo, qualcuno potrebbe anche urlargli «vergognatevi!». Ma poi accadrebbe, semplicemente, quello che accadrebbe a chiunque di noi si dovesse rendere protagonista di un fatto del genere: denuncia e avvio di un processo giudiziario. Quindi, mi chiedo, che differenza c’è con quanto perpetrato con continuità sui social?
Una differenza in effetti c’è: «Il messaggio viene inoltrato a destinatari molteplici e diversi, per esempio attraverso la funzione di forward o a gruppi di Whatsapp, su Twitter o Facebook…». Parole della Cassazione, che in vari pronunciamenti ha stabilito come l’offesa alla persona sia aggravata dalle potenzialità di amplificazione dello strumento Internet. Ora, non ci voleva un genio per comprendere che Internet non può essere un luogo da “liberi tutti”, ma i vari pronunciamenti della Cassazione in questi ultimi anni avrebbero dovuto indurre il legislatore (cioè il Parlamento) a comprendere come le nostre norme siano spesso inadeguate rispetto all’attualità. Mentre noi civilmente ci confrontiamo nei luoghi deputati e sui media e mentre – per l’appunto – liquidiamo certi episodi con sobri ammonimenti del tipo «dovreste vergognarvi», succede che sopra le nostre teste e sotto i nostri piedi passa un fiume di informazioni totalmente fuori controllo e spesso fuori da ogni regola della civile convivenza. Le conseguenze le paghiamo ogni giorno in termini di gogne mediatiche, supplizi reiterati, bullismo di ogni genere, incitazione alla violenza. È un fenomeno frutto dei tempi ma anche dell’inadeguatezza di un’intera classe politica che continua a parlare di “popolo della rete”
. Non è un caso che le ultime elezioni le abbia vinte un movimento che molto più degli altri sapeva usare la rete. Il “popolo della rete” è entrato – legittimamente – in Parlamento, nei ministeri e a Palazzo Chigi, ma l’alfabetizzazione digitale degli italiani (penso alla scuola e alle famiglie) è lasciata al fai da te. Così abbiamo la giungla. Dove vivono popolazioni di ogni genere e non sempre pacifiche. Inclusi i no vax. —
carletti.luigi@gmail.com
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