Passano le settimane e tra rifiuti e veti Ert si è impaludata sul rebus direttore
IL CASO. Per il Cda situazione imbarazzante L’ente senza guida e programmazione
ANDREA MARCHESELLI
Emilia Romagna Teatro, il teatro stabile della regione Emilia Romagna, Teatro Nazionale dal 2015, dal 30 novembre è senza direttore. Ne abbiamo già scritto varie volte, auspicando una rapida soluzione a un problema di rilevanza tutt’altro che secondaria, se si pensa che si tratta di una istituzione il cui peso specifico, sul piano sia culturale che finanziario, è di livello internazionale. Anche in un mondo semiparalizzato dalla pandemia, per esempio, la compagnia di Pippo Delbono, una delle produzioni Ert di grande prestigio, salvo contrordini è in procinto di partire in una tournée che dovrebbe portarla a febbraio a Madrid e poi forse in Francia. Eppure, Ert è una struttura acefala, sul piano operativo, nel periodo in cui normalmente viene compiuto il massimo dello sforzo progettuale, che fra l’altro quest’anno dovrebbe riguardare la futura attività triennale, una cosa che non può certamente essere gestita dagli uffici come normale amministrazione. Ricordiamo il comunicato del CdA a fine novembre ove si rimarcava la necessità di uscire con urgenza dall’impasse, tanto da preferire la procedura di una chiamata diretta invece di avviare un concorso. Quello che è poi accaduto nelle segrete stanze è solo ipotizzabile, sebbene le classiche voci che, come di consueto, emergono in questi casi, parlino di una accesa disputa fra i soci della Fondazione Ert sul nome del successore di Claudio Longhi. Anche di questo si è già scritto: come si sia lasciata scappare una figura di livello assoluto quale Romeo Castellucci, si sia sfiorata la nomina un po’ ad effetto di Lino Guanciale; si siano incassati rifiuti importanti (Martone? Binasco?), e così via, in una ridda di ipotesi trapelate nonostante il tentativo di mantenere tutto il più possibile segreto, per non ripetere il bailamme mediatico della successione al Piccolo di Milano che ha infine “sottratto” il direttore proprio all’Ert. Il fatto è che ora la situazione è divenuta analoga a quella milanese, se non peggiore, perché la direzione è vacante da un mese e mezzo in un periodo dell’anno molto più critico. Alla richiesta di spiegazioni, i soci (la Regione, i comuni di Modena, Bologna e Cesena) si trincerano dietro “no comment”, come Mauro Felicori, l’assessore regionale alla Cultura che ci scrive che «il procedimento è in corso ed è bene mantenerlo riservato»; il solo Matteo Lepore, l’assessore bolognese alla Cultura, ci ha dichiarato che «per selezionare il nuovo direttore di Ert la cosa migliore è un avviso pubblico al quale le migliori competenze si possano presentare. Questa è la posizione del Comune di Bologna». Che sarebbe poi quanto auspicava lo scorso autunno l’ex direttore Pietro Valenti: «un bando che garantisca una scelta trasparente… per avere alla guida chi saprà rispondere al territorio e interagire con i suoi artisti». In effetti, le ultime voci hanno lasciato trapelare questa nuova possibilità prima negata, scatenando, tuttavia, nuove discussioni sui contenuti del bando stesso, che per alcuni potrebbe anche non richiedere un’idea progettuale, per altri invece sì. Certo che cercare un candidato senza domandargli cosa intenderebbe fare non potrebbe che lasciare perplessi, ma nel panorama del teatro pubblico italiano, dove è sovente la politica a scegliere i direttori, è difficile ormai meravigliarsi di alcunché. A Modena, almeno fino al recente passato, fortunatamente non è stato così. È da illusi sperare che lo possa essere ancora? —
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