Gazzetta di Modena

Quando Francesco V decise di avere un ducato in regola con pesi e misure

Elena Corradini
Quando Francesco V decise di avere un ducato in regola con pesi e misure

Modena fu uno dei primi stati della penisola a lavorare per uniformare i sistemi Ancora oggi l’Università conserva “pezzi” di valore che ne raccontano la storia

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Elena Corradini

Compie 160 anni l’adozione, nell’Italia unita, del sistema metrico decimale che pose fine alla caotica coesistenza delle innumerevoli unità di peso e misura delle comunità dei diversi Stati italiani e agevolò le operazioni commerciali sottraendole alle frodi e agli imbrogli derivanti dai lunghi e difficili calcoli dei ragguagli.

Nel Ducato estense l’arciduca Francesco V d’Austria Este aveva voluto introdurlo fin dal 1849 ma il suo tentativo, che richiese una complessa organizzazione, riuscì solo presso poche comunità e dovette interrompersi nel 1858.

Già in età napoleonica, dopo che il sistema metrico decimale era stato introdotto in Francia dalla Repubblica nel 1795, il governo della Repubblica Cisalpina nel 1803 aveva emanato un decreto in cui si sanciva che la base di ogni misura lineare sarebbe stata il metro, la diecimilionesima parte del quarto del meridiano terrestre. Tuttavia, nonostante successive pubblicazioni delle tavole di ragguaglio, notevoli erano state le resistenze sia per i mutamenti della situazione politica, sia a causa delle difficoltà per realizzare i nuovi campioni da distribuire a ogni comunità con le necessarie procedure di verifica.

Per l’attuazione del decreto di Francesco V del 1849, in cui si stabiliva che il nuovo sistema metrologico avrebbe dovuto essere introdotto a partire dal 1852, alla rapidità con cui furono procurati in Francia gli archetipi, ovvero il metro e il chilo campione e gli strumenti di comparazione, si contrapposero non poche difficoltà, a partire dalla lentezza con cui le comunità inviavano le loro unità di misura per compilare le tavole di ragguaglio.

Venne nominata dal Ministero delle Finanze una Commissione pesi e misure che fu imcaricata di compilare il regolamento, le tavole di ragguaglio e di curare la realizzazione dei campioni. Era costituita da due docenti universitari, Stefano Marianini, presidente della Società Italiana delle Scienze, e Giuseppe Bianchi, direttore dell’Osservatorio modenese, che contattarono a Parigi Jean Baptiste Biot, membro della stessa Società e Henri Victor Regnault, docente presso il Collegio di Francia.

Già nel 1850 poterono recarsi a Parigi per effettuare esperienze di misura con gli strumenti là commissionati: un chilogrammo campione e una bilancia realizzati dall’ottico Louis Joseph Deleuil, un metro campione, un comparatore per misure lineari e una macchina per dividere in linea retta costruiti dell’ingegnere meccanico Louis Guillaume Perreaux. L’anno seguente gli strumenti arrivarono a Modena e, in un locale del Palazzo Ducale attiguo all’Osservatorio, poterono essere avviate le attività di comparazione ma procedettero lentamente a causa della scarsità di notizie sugli strumenti di misura in uso presso le comunità del Ducato estense.

L’introduzione del sistema metrico decimale dovette essere rinviata al 1853, nonostante l’avvenuta compilazione delle tavole di ragguaglio nel 1852, ma non poté essere effettuata neppure a quella data perché non erano ancora stati fabbricati i campioni da distribuire alle varie comunità. Il problema della loro realizzazione, soprattutto per la difficoltà di reclutare personale specializzato, si trascinò fino all’inizio del 1856 quando venne affidato a Cesare Zoboli, che era addetto al laboratorio meccanico dell’Osservatorio, l’incarico di fabbricarli, predisponendo una Officina metrica nei locali di un edificio di largo Hannover, costruito nella seconda metà del Seicento per fungere da scuderie per la duchessa Laura Martinozzi.

I lavori dell’Officina procedettero però a rilento per cui ancora alla metà del 1857 erano stati realizzati i campioni solo per poche comunità: prima che completasse la propria attività, nel marzo 1858 l’Officina venne chiusa.

La sua rilevanza non passò inosservata a Roma: il reggiano Angelo Secchi, direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano, nel 1857 commissionò a Zoboli un doppio decimetro e nel 1858 ricevette in omaggio una serie di campioni metrici da utilizzare come archetipi per le misure nello stesso Osservatorio. —

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