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“Glassboy” fra fiaba e realtà, i bambini sono come supereroi

Francesca Pierleoni
“Glassboy” fra fiaba e realtà, i bambini sono come supereroi

In arrivo sulle piattaforme la pellicola di Rossi tratta dal racconto di Silei fra gli interpreti il piccolo Andrea Arru e Loretta Goggi nel ruolo della nonna  

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Francesca Pierleoni

ROMA. Far parlare i bambini e parlare a loro, nella maniera di Spielberg e Zemeckis, «che non hanno paura di raccontare storie per il pubblico». È l’obiettivo condiviso dal regista Samuele Rossi e dal produttore Emanuele Nespeca nel realizzare Glassboy, ispirato dal romanzo vincitore del premio Andersen 2012, Il bambino di vetro del toscano Fabrizio Silei (Einaudi ragazzi). Un family movie per il pubblico più giovane con un cast che comprende Andrea Arru, Giorgia Wurth, Loretta Goggi, Massimo De Lorenzo, Giorgio Colangeli, David Paryla, Rosa Barbolini, Mia Polemari e Stefano Trapuzzano.

Dopo essere stato l’unico titolo italiano in concorso al Giffoni Film Festival Winter Edition ed aver vinto un premio al Tallinn Black Nights Film Festival, Glassboy arriva dal 1° febbraio on demand sulle principali piattaforme.

Al centro del racconto, in un linguaggio che «vuole unire realtà e fiaba, per rappresentare bambini di oggi filtrati da un mondo lontano», dice il regista, c’è Pino (Andrea Arru) 11enne costretto da una malattia ereditaria, che lo rende molto fragile, a vivere confinato in casa. Un quotidiano vissuto dal bambino, appassionato di supereroi, quasi esclusivamente circondato da adulti. Tutto cambia quando Pino incontra Mavi (Barbolini) intraprendente coetanea a capo di uno dei gruppi di bambini del paese, gli Snerd. «Volevo creare un film forte, incisivo, che coinvolgesse il pubblico e riflettesse la purezza e l’autenticità dell’infanzia», dice Rossi che rende anche un omaggio ai Goonies. Tanti i cambiamenti rispetto al libro di Silei a cominciare dall’ambientazione, passata da fine ‘800 ai giorni nostri.

In Glassboy uno dei personaggi adulti più interessanti è Nonna Helena, interpretata da Loretta Goggi: «Ho detto subito sì a Samuele, mi piaceva tornare a fare quello che facevo da ragazzina, la tv dei ragazzi, con la quale si aveva l’ambizione di rendere il pubblico più giovane un po’ più preparato e pronto come spettatore e lettore. Questo film può aiutarci a riconquistare uno spazio in un genere così importante. Rispetto ai miei nonni, che erano molto affettuosi, Helena è diversa: la terrorizza l’idea di perdere il nipote che vede così fragile. Invece la fragilità di Pino è proprio il suo punto di forza interiore, un altro aspetto nel quale mi sono immedesimata. I bambini sul set mi dicevano che Helena è un po’ come Maleficent».

«Pino è un ragazzino che vive in tutti noi, chiunque ha vissuto l’esperienza di non essere accettato da un gruppo – spiega Andrea Arru, classe 2007 – È un personaggio che affronta un contrasto interiore, vorrebbe fare amicizia, ma allo stesso tempo non vuole creare problemi per il fatto di essere malato». —

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