La prof salva-bimbi a Mattarella «Presidente, regole subito»
Olga Bernabini ha interrotto in classe un pericoloso gioco di soffocamento Da quel momento si è presa un impegno: «La rete è da regolamentare»
La sfida: una prova di soffocamento in classe. Il bambino afferra l'altro, all'improvviso. Lo tiene stretto per il collo, lo spinge contro il muro di una scuola di Roma. Hanno solo undici anni, ma la presa è salda. L'insegnante, Olga Bernabini, è in aula e ha il capo chino sul registro. Si precipita contro i due piccoli alunni, prova a dividerli. Ma, da sola, non ci riesce. Interviene un'altra insegnante, poi una collaboratrice scolastica. Ce la fanno, li separano.
La maestra non capisce cosa stiano facendo. Perché quell’aggressione, immotivata. Lo capirà in seguito. Quando i bambini lo diranno. Con la testa bassa, la voce ridotta a un sussurro: «È una sfida sul web: una prova di soffocamento». Olga Bernabini, oltre a soccorrere i bambini, attiva subito il protocollo. Vengono informati la dirigente scolastica e i genitori. Da quel giorno, lei non è più soltanto l'insegnante di spagnolo. No. Ha deciso di fare la sua parte e di dichiarare guerra al lato oscuro del web. Quello che inghiotte bambini e adolescenti. E, inevitabilmente, li trasforma in qualcosa di diverso. Così ha preso carta e penna e ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Olga, ora, ha paura. Teme per quei bambini che, in qualche modo, è come se fossero un po’ figli suoi. «Prof. ho un problema: i miei compagni fanno delle storie su Instagram per deridermi. I miei vestiti non sono abbastanza alla moda», le dice un’alunna. Lei, allora, incarta di nuovo il suo panino e si ferma ad ascoltarla. Per un'ora, anche, fino a quando la bambina non è più tranquilla. «Ma fino a quando non ci saranno leggi che proteggano i nostri bimbi tutto sarà inutile», sottolinea. «Con l’aiuto di pochissime persone che hanno preso a cuore la mia denuncia sociale, sono entrata in Senato e alla Camera per chiedere aiuto, riuscendo a ottenere la costituzione di un tavolo tecnico per studiare una legge a tutela dei minori in rete - sottolinea la docente - che, a oggi, però, non è riuscita superare le difficoltà incontrate. Per questo ho scritto al presidente Mattarella: per rivolgergli un appello accorato. A lui, ma anche a tutti coloro che comprendono la portata del problema, senza minimizzarne la gravità e i possibili esiti futuri. Mi rivolgo a chi sia disposto a non restare indifferente e inerte davanti a un universo adolescenziale in autodistruzione. Sotto i nostri occhi». Non basta «rinviare le soluzioni alle singole famiglie, esortare genericamente i genitori a controllare di più e togliere i cellulari – aggiunge Olga Bernabini – I ragazzini, oggi, riescono laddove si vieta. Soprattutto per questa ragione è urgentissimo regolamentare la rete a livello nazionale ed europeo, approvando una normativa capillare e stringente che ponga rimedio al vuoto legislativo esistente. In difesa dei minori». Però la docente non vuole che «si dica che solo i genitori hanno lasciato da sola questa generazione. Come è possibile che non si riesca a mettere al primo posto la sicurezza dei giovani? Si spendono tante parole, ma zero fatti. Ci vuole dialogo, ma ci vuole informazione e formazione: è fondamentale che un ruolo centrale lo ricopra la scuola, come agenzia educativa. C’è bisogno, e non si può più tergiversare, di un’identità digitale, di definire i limiti del social che confini ora non hanno». E cita un esempio: ci sono «negozianti che attirano le ragazzine. A loro chiedono la loro immagine per reclamizzare i prodotti che vendono in cambio di soldi e regali vari. Il mondo dei social è ormai il paese dei balocchi, dove confluiscono l’attenzione e la concentrazione dei ragazzi . Parlo da docente: per noi insegnanti, oggi, è molto complesso fare lezione, non siamo più catalizzatori di interesse. Abbiamo una generazione da aiutare. Perché i nostri ragazzi li stiamo perdendo, uno dopo l'altro». —
Martina Trivigno
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