Gazzetta di Modena

«Come affrontare e superare le ferite del passato»

MARICA DI PIETRO
«Come affrontare e superare le ferite del passato»

Donatella Di Pietrantonio racconta il romanzo “Borgo Sud «Volevo ritrovare l’Arminuta e Adriana nell’età matura»

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MARICA DI PIETRO

L’Arminuta è tornata. Non poteva essere altrimenti per la voce protagonista del bestseller omonimo che nel 2017 valse il Premio Campiello alla scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio. Un ritorno in grande stile sotto il segno delle 170mila copie vendute e traduzioni in 14 paesi per il primo romanzo, magnifica base di un film in uscita quest’anno per Giuseppe Bonito. A raccontarci le nuove vicende che coinvolgeranno le due sorelle in Borgo Sud, sequel edito Einaudi agli sgoccioli del 2020, sarà l’autrice stessa in una presentazione promossa da Forum Monzani in diretta streaming oggi alle 17.30.

Ma come nasce l’idea di un seguito a distanza di anni?

«In realtà, già col primo romanzo intendevo accompagnare l’Arminuta e Adriana fino alla mezza età, tuttavia l’intensità della loro adolescenza mi ha indotto a chiudere lì un primo ciclo narrativo. Il desiderio di riprendere le loro vite, invece, non si è mai spento: mi capitava spesso di esprimermi alla maniera di Adriana e lì ho compreso la volontà di mantenere fede a una promessa. Allora ho ripreso la penna».

Come nasce la sua vocazione alla scrittura? E come si coniuga a un mestiere lontano dai libri?

«Ho cominciato da bambina, coltivando questa passione come in segreto. E per riconoscenza alla mia famiglia, mi sono indirizzata verso una professione rassicurante, che potesse essere comprensibile. Poi un’urgenza narrativa mi ha portato sulla strada della pubblicazione, esordendo con Mia madre è un fiume fino ad arrivare al successo de L’Arminuta. Da lì è cambiato tutto. Una quotidianità reinventata, coniugando il mestiere di dentista ai momenti rubati alla scrittura, spesso all’alba, senza tralasciare la dimensione personale delle famiglie, quella che avevo formato e quella d’origine. Ed è alla sfera familiare che appartiene il dialetto, una delle peculiarità della tua penna. Il dialetto è la mia lingua madre, tuttora sono bilingue. È una preziosità a cui non si può rinunciare. In entrambi i romanzi ci sono personaggi che non potrebbero adoperare un linguaggio diverso. Perché fosse comprensibile, ne ho dovuto inventare uno che non avesse bisogno di note pur preservando la temperatura e il tono dell’abruzzese. Ho, quindi, recuperato la lingua mediana che i parlanti azzardano quando sono chiamati a esprimersi in italiano, mio padre uno su tutti. È un fenomeno che valorizza la veracità linguistica del territorio per mezzo di chi non ha avuto accesso alla lingua nazionale».

Dialetto a parte, qual è la novità in Borgo Sud?

«Sicuramente, Piero. A lui mi sono accostata con un certo timore: era la prima volta che mi cimentavo in un personaggio maschile che potesse avere la dignità di un protagonista. Sono rimasta in attesa e in ascolto per addentrarmi nelle pieghe più intime di un matrimonio. Il matrimonio dell’Arminuta con poche consapevolezze e tanti bisogni, in primis la necessità di colmare un vuoto primario, lasciato dagli affetti materni».

Dunque, è un messaggio di riconciliazione col passato?

«Esiste piuttosto una domanda di fondo: a chi andiamo incontro nell’età matura, quando si ha alle spalle un vissuto di disamore? Il matrimonio tenta una risposta, malgrado la vita adulta difficilmente riesca a sanare un senso di abbandono originario. Non sempre è una questione di scelte».

A proposito di scelte, il titolo indica un quartiere di Pescara dove si avvicenderà la storia. Perché Borgo Sud?

«La scelta è ricaduta su un luogo che fosse per Adriana un orizzonte nuovo. Io stessa ho scoperto un borgo che non conoscevo e qui ho trovato una comunità di pescatori dove la personalità della sorella dell’Arminuta trova una sua dimensione. Nel prequel non ha mai dato indicazioni toponomastiche».

Perché farlo ora?

« Tutto è nato da un’esigenza narrativa. Borgo Sud è un punto di ritrovo. Adriana qui vive la sua età matura e l’Arminuta qui torna per ricongiungersi ai ricordi. Il quartiere per distinguersi dalla città di cui fa parte andava connotato».

Il paese delle due sorelle c’è ancora?

«Borgo Sud è una sorta di paese interno a una città. La stessa città da cui nel primo romanzo l’Arminuta è stata strappata per essere riconsegnata alla famiglia d’origine in paese. Due realtà ai poli che in Borgo Sud convivono entro uno stesso orizzonte circoscritto, quello di Pescara».

E in veste cinematografica, come vede l’Arminuta?

«Ho grande fiducia nel regista Bonito, in fondo è stato uno dei primi lettori. È stata per lui una folgorazione, da lì è cominciata un’avventura nuova: ho partecipato alla sceneggiatura e ho assistito alle riprese sul set. Mi aspetto una grande bellezza.

Si vocifera una candidatura al premio Strega 2021.

« È un po’ presto per dirlo ma ne sarei felice. Non amo parlare di quote rosa in ambito letterario perché i premi vanno a chi li merita, donne o uomini che siano. Indubbiamente, contribuire alla valorizzazione della scrittura femminile sarebbe un onore».

E in tutto questo, Modena che posto occupa?

«Ho un ricordo splendido della presentazione del primo romanzo con Bruno Ventavoli, che coinvolse i detenuti del carcere di S.Anna. Un’esperienza toccante, che avrei replicato volentieri. Però spero, seppure in modalità a distanza, di rinnovare con Borgo Sud il mio legame col territorio di Modena». —

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