Ricerche storiche in salsa thriller per il romanzo firmato da Nadir
Con “La clavicola di San Francesco” è il primo italiano a pubblicare per la casa editrice modenese 21Lettere
MODENA Nel collegio di Santa Maria a Roma Fabio e i suoi amici si esercitano nelle lettere e nel far di conto, ma anche in estenuanti sessioni di preghiera e, soprattutto, nelle «Sparizioni Creative», un modo come un altro per sopravvivere all’anticamera del seminario. Da qui si dipana il romanzo appena dato alle stampe da Daniele Nadir per 21lettere, «La clavicola di San Francesco» (pp.480, € 19.00), dove ricerche storiche in salsa thriller strizzano l’occhio a improbabili presenze animali, a una reliquia che forse neanche esiste e al nulla che inghiotte Sebastiano, Seb, uno dei Magnifici Sette di quell’infanzia fuori dal mondo, scomparso durante il terremoto di Assisi del ’97. Dopo vent’anni Fabio, Giulia e il fedele Pongo si mettono sulle sue tracce. Quel che segue, per oltre 400 pagine, è pura avventura. Nessuno può dire di aver già letto una storia come questa, non è un film già visto. E se Giovanna D’Arco e l’Uomo Ragno brillano nel loro firmamento di ragazzini, da grandi Fabio, Giulia e Seb rivivono quei giorni guidati da una disarmante sensibilità ecologista.
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La storia si dipana lungo otto secoli di eresie a caccia della clavicola di San Francesco. Da Siracusa a Torino, passando per campagna umbra, Vaticano e Mare del Nord, fino a un utopico nuovo Paradiso in terra, fonte di meraviglia e terrore.
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Il tema centrale del romanzo è la relazione tra Uomo e Natura. É possibile una convivenza pacifica e non violenta fra esseri umani e mondo animale?
«Nel romanzo la posizione di Seb, a riguardo, è radicale. Per fortuna la storia ospita anche Fabio, Giulia e una coppia di improbabili Men in Black del Vaticano. Ognuno vive il mistero della Clavicola a suo modo. Mi verrebbe da chiedere a chi leggerà di loro come risponderebbe a questa domanda dopo l’ultima pagina».
Questo libro vede la luce a quindici anni da «Lo stagno di fuoco» (Sperling & Kupfer). Cosa ha spinto questa storia fuori dal vecchio Inferno dell’Apocalisse, fino a noi?
«Entrambi i romanzi fanno irrompere Religione e Storia nelle nostre vite. Nello Stagno, il Giorno del Giudizio avviene oggi e l’Inferno ospita l’immensa rivoluzione di chi è stato abbandonato, i dannati. La Clavicola parla di un’altra rivoluzione, legata al nostro rapporto con gli animali, ultimi anche loro. È tutta un’altra storia ma “la fine del mondo come lo conosciamo”, come cantano i R.E.M., pare sia il mio nord, quando scrivo. Insieme a Emanuele Cassaro da un mese sto giocando con notizie e video di animali che, come nel romanzo, si muovono in modo imprevedibile (su “di_santi_sbronze_e_animali”). Su Youtube, la clip della Clavicola: “It’s The End Of The World As We Know It”».
Chi è il Duca?
«Uno dei Magnifici Sette: intelligente, pigro, impietoso, istrionico ma riservato. È il regista occulto dell’azione anche se non ne prende parte. É l’amico che vorreste per farvi una birra in un giorno splendido, o pessimo».
I protagonisti, Fabio e Giulia, si trovano costretti a mettere in discussione il primato dell’Uomo sulla Natura e ad accettare la cura dell’ambiente come presupposto fondamentale per la sopravvivenza. Una sorta di filosofia green dell’esistenza.
«L’animalismo dei ragazzini, all’inizio, va al di là di una filosofia compiuta: da piccolo sai che certe cose son giuste, punto. Allo stesso modo, da grandi, i personaggi affrontano a capofitto la ricerca della reliquia e con loro viviamo l’attrito fra l’animalismo più estremo e le nostre contraddizioni, senza sconti. Nessuna morale: solo un viaggio intenso. I diritti d’autore del libro andranno all’associazione Animal Equality». —
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