Gazzetta di Modena

“Mio fratello Odoardo” Lampronti racconta l’esempio di Focherini modello per l’umanità

MICHELE FUOCO
“Mio fratello Odoardo” Lampronti racconta l’esempio di Focherini modello per l’umanità

La casa Editrice Edb pubblica una nuova edizione della biografia dell’intellettuale cattolico di Carpi. Prefazione di Marco Tarquinio 

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il libro

«Un libro prezioso, questo. E commovente. Come sanno esserlo la vita vera e l’amicizia e la morte. Avevo sentito parlare delle pagine che Giacomo Lampronti aveva dedicato al fraterno amico Odoardo Focherini, che aveva resistito alla barbarie nazifascista armato solo di fede, speranza, carità e macchina da scrivere a costo di rimanere vittima dell’odio con cui quell’ideologia nera aveva sbranato il cuore del Novecento».

Così inizia la prefazione di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, per il libro “Mio fratello Odoardo. Una biografia di Focherini”, di Giacomo Lampronti (Edizioni Dehoniane pp. 194, euro 17,50), a cura di Maria Peri e Francesco Manicardi, nipoti di Focherini. Il volume, con appendice fotografica, è stato pubblicato la prima volta nel 1948 dal quotidiano L’Avvenire d’Italia, dove Lampronti, di origine ebraica, convertito al cattolicesimo, trova lavoro, dopo vari licenziamenti per le leggi razziali. L’autore scrive anche la sua storia, raccontando quella del caro amico Odoardo che incontra nel quotidiano cattolico, allora con sede a Bologna. E proprio Focherini lo ospita con la famiglia, di nascosto, nella sua casa a Carpi e ne organizza nei dettagli la fuga in Svizzera. E’ una singolare vicenda umana che si nutre di una straordinaria amicizia, di una testimonianza sbalorditiva delle pene determinate dal fascismo e dalle discriminazioni razziali. Il libro, di nuova edizione, viene presentato oggi, alle 18, in diretta streaming per la Giornata della Memoria. Vi partecipano l’arcivescovo mons. Erio Castellucci , Pierluigi Castagnetti, presidente della Fondazione Fossoli, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, padre Pier Luigi Cabri, direttore EDB. Diretta sui canali youtube e facebook Dehoniane. Evento in collaborazione con Avvenire, Diocesi di Carpi, Fondazione Fossoli.

Forte e intensa la vicinanza di Lampronti a Focherini a cui «deve - notano la storica Peri e lo scrittore Manicardi - un lavoro, la sopravvivenza quotidiana, la salvezza sua e della sua famiglia; nonché la premura per genitori e parenti che, purtroppo vengono arrestati e deportati prima a Fossoli poi ad Auschwitz, da dove non faranno ritorno». Alla fine della guerra, Giacomo ritorna in Italia con la famiglia e mantiene i rapporti con la vedova di Focherini, Maria Marchesi. Cerca di sostenerla nei terribili momenti di lutto per la scomparsa del marito e del figlio Attilio, a soli 11 anni nel 1946. E nel libro quella “amicizia reale e quotidiana si rafforza nel ricordo di chi non c’è più. Lampronti mostra una concezione sorprendentemente moderna della santità, che è convinto di avere incontrato nel suo amico e collega Odoardo descrivendolo già come beato, martire della carità, quasi un «santo della porta accanto». E condivide con il lettore la gioia e la nostalgia per questa amicizia che già sapeva di paradiso». Così sarà. Nel 1996 inizia il processo di beatificazione, conclusosi nel maggio 2012 con il decreto che ne riconosce il martirio «in odium fidei» da parte del papa Benedetto XVI. Il 15 giugno 2013 Focherini viene proclamato beato della Chiesa cattolica durante una solenne celebrazione eucaristica in piazza Martiri, a Carpi, presieduta dal cardinale Angelo Amato, alla presenza dei familiari, di ebrei salvati e di amici da tutta Europa. Tra i tanti riconoscimenti anche la Medaglia d’oro delle comunità israelitiche (Milano, 1955), il titolo di «Giusto tra le Nazioni» (Gerusalemme, 1969), la Medaglia d’oro al merito civile della Repubblica italiana (Roma, 2007). Impeccabile la sua figura per l’amore concreto e solidale per il prossimo. Da evidenziare l’attività di corrispondente locale dell’Avvenire d’Italia, nel 1927, e poi dell’Osservatore romano. A titolo gratuito accetta nel 1939 l’incarico di direttore amministrativo del quotidiano bolognese, diretto da Raimondo Manzini. Eccezionale la sua dedizione agli altri: nel 1942 aiuta gli ebrei provenienti dalla Polonia ad espatriare. Tesse una rete con don Dante Sala, per procurare carte d’identità in bianco: più di 100 persone vengono salvate. Ma l’11 marzo 1944 viene arrestato a Carpi e sarà deportato in Germania. Nel campo di Hersbruck muore nel dicembre a 37 anni per setticemia causata da una ferita ad una gamba. Le sue lettere alla moglie, alla mamma e agli amici costituiranno materiale prezioso per Lampronti che, nel 1948, costruisce un ritratto formidabile di Odoardo. —

MICHELE FUOCO

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