Gazzetta di Modena

Sarina in fuga dai nazisti trovò una nuova vita tra i ragazzi di Villa Emma

VINCENZO BRANCATISANO
Sarina in fuga dai nazisti trovò una nuova vita tra i ragazzi di Villa Emma

Matteo Malaguti ha ricostruito la storia di una ragazza di Sarajevo che in modo avventuroso riuscì a rifugiarsi nella comunità nonantolana 

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IL LIBRO

VINCENZO BRANCATISANO

«Villa Emma mi diede una nuova vita. Incominciai a leggere e a studiare. E smisi di avere paura e di pensare. Yoskha e gli altri mi insegnarono che persino in quei giorni di incertezza dovevamo guardare al futuro senza paura e sperare in un domani migliore».

La vicenda di Sarina Brodski, nata a Sarajevo nel 1927 e sfuggita come tanti alla ferocia dei nazisti, s’intreccia con quella del gruppo dei 73 Ragazzi di Villa Emma. Matteo Malaguti, 43 anni, ingegnere di Nonantola, una grande passione per la storia che lo spinge da anni a collaborare con il Centro Studi Storici Nonantolani, che ha contribuito al progetto, in uno dei suoi tanti viaggi a Gerusalemme rinviene in un archivio il quaderno dei saluti di Sarina e ne fa un libro dal titolo “Shalom, Villa Emma”, edito da Il Fiorino, in uscita questa settimana. Sono le ultime ore che la giovane trascorre a Nonantola con i suoi amici, anche non ebrei, che l’avevano accolta, rincuorata, amata, dopo che lei aveva perso i genitori e altri familiari trucidati dopo l’assedio di Serajevo. Siamo nel 1943, sono i giorni immediatamente successivi all’8 settembre, la sua presenza a Nonantola cessa di essere sicura, la ragazza è costretta a riprendere “in una notte di ottobre fredda e senza stelle”, si legge nel diario, la sua marcia infernale, stavolta verso la Svizzera neutrale.

Parla umilmente di giorni di incertezza l’adolescente ebrea, una locuzione che finisce per restituire grande coraggio al lettore, angustiato oggi da timori ben più contenuti. Sono invece per Sarina giorni e ore in cui i sentimenti si affastellano. Molti pensieri vengono raccolti nel diario, la cui lettura consente all’attenta ricerca dell’ingegnere con la passione per la storia di dare nuova linfa al ricordo degli avvenimenti di quel periodo. Ed è una storia toccante raccontata con una narrazione capace di documentare con cura le vicende dei mesi e degli anni della guerra e della ferocia e, insieme, della solidarietà e del coraggio. «Può essere una proposta utile per conoscere e districare i motivi e le forze che hanno concretizzato il razzismo – spiega l’autore – e per comprendere e capire quello che alcuni uomini giusti e coraggiosi fecero in un tempo malvagio». La fuga di Sarina dalle persecuzioni naziste ed ustascia inizia nella primavera del 1941 con l’invasione italo-tedesca della Jugoslavia. Anche a Sarajevo, sua città natale, trovano applicazione le leggi razziali. Sarina viene incarcerata assieme alla madre e alla sorella nel campo di concentramento di Djakovo, da cui riusce a fuggire e a trovare poi rifugio presso la comunità ebraica di Spalato, che l’aiuta – con la Delasem, la Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei, un’organizzazione di resistenza ebraica che opera in Italia per la distribuzione di aiuti agli ebrei internati o perseguitati – a fuggire a Nonantola presso il gruppo di Villa Emma. Da Spalato raggiunge la comunità di Villa Emma con altri 32 ragazzi jugoslavi il 14 aprile 1943. Finita la guerra, nel giugno 1945 raggiungerà la Palestina, terminando così la sua aliyah. «Non è chiaro- rammenta Malaguti- se Sarina, che tempo fa ha fatto ritorno a Nonantola per ritrovare gli amici, sia ancora in vita».

Ma che cosa aggiunge questo libro alla comprensione dei fatti terribili che la Giornata della Memoria ci suggerirà di rammentare?

«Il libro, che dedico a don Arrigo Beccari e Giuseppe Moreali, Giusti tra le Nazioni – risponde l’autore – aggiunge alcuni elementi che si possono dedurre nelle conclusioni finali in merito ai rapporti tra Sarina e la comunità di Nonantola che l’ha accolta e l’ha aiutata poi a fuggire e a spiegare la storia del secondo gruppo arrivato a Villa Emma dalla Jugoslavia». —



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