«A Carpi il teatro è terapia di gruppo L’amore, il filo rosso da Dante all’oggi»
“Anima smarrita”, con Alessio Boni e Marcello Prayer in prima nazionale alle 18 al Comunale di piazza Martiri
Serena Arbizzi
«A Carpi c’è un pubblico che a teatro si apre, reagisce, ride. Appassionatissimo, che manifesta tutta la sua visione poetica del profondo dell’animo dell’essere umano. Venire a Carpi a fare teatro è una bella terapia di gruppo, un termometro che ti fa salire la temperatura».
Alessio Boni sta per debuttare oggi alle 18 al Teatro comunale di Carpi, insieme a Marcello Prayer, con l’anteprima nazionale di “Anima smarrita”, un “concertato a due su Dante Alighieri”, distribuito da Aida Studio di Firenze, nel settimo centenario dalla morte del Sommo Poeta. Il video rimarrà fruibile sui canali social del teatro fino a martedì. Mentre ritira il pranzo al ristorante Stubai, a pochi passi dal Teatro, ricorda che non si tratta certo della prima volta a Carpi per lui.
Lei, Boni, ha un legame speciale con la città dei Pio...
«Sono stato parecchie volte qui. L’ultima, a gennaio dello scorso anno con il Don Chisciotte. Come accennavo, qui non c’è un pubblico che ha preso l’abbonamento tanto per fare, ma che rende più semplice all’attore la scoperta del significato che la parola recitare assume all’estero: giocare. Quando si recita bisogna trovare il bambino che era in sè: se ci si riesce si è bravi attori».
Qual è il filo rosso che unisce le parti di “Anima smarrita”?
«L’amore, senza dubbio. Senza l’amore di Dante per Beatrice, il Sommo Poeta non avrebbe scritto la Divina Commedia». La incontrò a 9 anni, poi a 18. Infine, a 2 anni lei morì e Dante era distrutto, nonostante fosse sposata con un altro. Nonostante lui parlasse di altre donne. Beatrice era la sua fonte d’ispirazione e, quando Dante si trovava in esilio a Ravenna, scrisse L’inferno, per poi arrivare al Paradiso. Un modo per assurgere, almeno a livello immaginifico, a Beatrice. Partiamo, quindi, dalla “Vita nuova”».
Un amore che porta in sè l’emozione, ma anche la maledizione...
«Lo struggersi è da sempre un elemento che caratterizza l’emozione forte provocata dall’amore. Nessuno vorrebbe ascoltare la storia della famiglia del Mulino Bianco. E Dante ha creato il cinematografo, è stato fonte d’ispirazione per tanti pittori e scrittori. Ha creato la lingua italiana... Nello spettacolo sono letti brani di Borges, Montale, Ungaretti e Carmelo Bene. “Anima smarrita”, titolo che riprende un verso dantesco, è stato provato e allestito a Carpi, dove sono stati fatti anche riprese e montaggio».
Come avrebbe immaginato Dante la pandemia e come l’avrebbe descritta?
«Forse come Manzoni descrisse la peste. E scriverebbe anche le varie sfaccettature del governatorato. Sarebbe così preciso e lucido nonostante sia molto complicato descrivere la realtà che stiamo vivendo, di solito la si comprende anni dopo».
Lei una volta ha dichiarato che amare è un atto di coraggio.
«Sì, perché deponi completamente l’armatura. Ci si spoglia totalmente e si accetta la paura di soffrire. Tanti si fermano di fronte al rischio. Invece amare significa assumersi responsabilità a tutto tondo, buttarcisi in quello che si prova».
A Carpi lo spettacolo sarà in streaming, una forma di comunicazione collaudata ormai da un anno. C’è qualche lato positivo in questo, che la rappresentazione dal vivo non poteva offrire?
«No, credo che lo spettacolo dal vivo sia insostituibile. Ovviamente, lo streaming è meglio del niente assoluto. Ma noi attori abbiamo bisogno dell’energia del pubblico. Avere il teatro vuoto è qualcosa di anomale, difficile, faticoso. Senza quell’energia per noi è molto complicato. Abbiamo necessità di guardarci negli occhi, del calore umano. L’uomo è un animale sociale».
La stagione del Comunale prevede, oltre ad “Anima smarrita”, un’altra anteprima nazionale (dal 20 al 23 febbraio): “Il canto dei colori”, viaggio nella vita e nelle opere di Henri Matisse con Sandro Lombardi voce recitante su testo di Maria Antonietta Centoducati e Antonio Ballista al piano per eseguire brani di Debussy, Milhaud, Satie e Poulenc. —
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