Modena e un delitto: indagano gli “Ammutinati” del “Club Montecristo”
Esce martedì, nella collana “Il Giallo Mondadori”, il nuovo romanzo di Fabiano Massimi Una storia di detective molto particolari che conoscono il crimine e cercano di riscattarsi
Esce martedì, 9 febbraio, nella collana Il Giallo Mondadori, “Club Montecristo”, l’ultimo libro di Fabiano Massimi, scrittore-bibliotecario (lavora alla Delfini di Modena). Già a Natale Massimi si era cimentato con le atmosfere noir pubblicando per Il Dondolo (la casa editrice digitale del Comune di Modena) “Siena Valli e il troppo amore. Giallo di Natale”. E ora debutta in libreria nella più famosa collana italiana di narrativa dedicata al genere noir e poliziesco dopo che questo suo testo, vincitore nel 2017 del Premio Tedeschi dedicato al miglior giallo inedito, era già transitato per le edicole italiane.
Il racconto pubblicato da Il Dondolo era ambientato tutto nella nostra città, durante le feste natalizie di un anno non ben definito ma molto recente. Il protagonista aveva un nome molto simile a quello dell’ultimo libro di Massimi, là Marco Messeti, qui Marco Maletti. E anche in “Club Montecristo” la storia è ambientata a Modena, nel 2012, anzi a Mutina (antico nome romano della città).
I nomi di località, palazzi e strade sono stati cambiati dall’autore, ma per chi vive sotto la Ghirlandina sono riconoscibilissimi. La galleria d’arte dove lavora la ragazza che viene uccisa nelle prime pagine del libro, ad esempio, ha sede in via Dello Sbrego (cosa vi ricorda?) e abita in un appartamento del Condominio Delta, davanti ad un parco. Il carcere cittadino è S.Agnese, il bar dove ha sede il Club Montecristo (il bar Dantès…) si trova in un viale dietro la stazione intitolato a Marx. E così via.
Marco Maletti, il protagonista del giallo, non è un poliziotto, ma un ingegnere informatico che ritrova il suo più grande amico, appena uscito dal carcere, e il quale gli chiede un piacere. Deluso da una vita familiare che non lo soddisfa più, Maletti piano piano si fa irretire dall’amico partecipando alle indagini sulla morte della bella e misteriosa Viviana, condotte assieme a ex detenuti che si ritrovano nel retro del bar Dantès, sede appunto del Club Montecristo, e che grazie alle loro “competenze acquisite” risolvono casi criminali e aiutano chi esce a rifarsi una vita. Tra loro si chiamano gli Ammutinati.
«Non ho voluto scrivere un romanzo a tema, ma intrattenere in maniera leggera. Anche parlando di una realtà, quella degli ex detenuti e della vita in carcere, che è poco nota in Italia. Tutti dovrebbero andare almeno una volta – dice Massimi - a S.Anna per capire, vedere gli spazi, sentire il rumore dei cancelli che si chiudono. Il protagonista del mio libro lo fa e ne rimane molto colpito. Senza dimenticare i tanti operatori che lì lavorano e danno il massimo perché il concetto di rieducazione non rimanga solo una parola vuota».
Modena, che rimane sullo sfondo del libro, ma ben presente, si popola così pagina dopo pagina di figure spesso singolari, che vivono in mezzo a noi e che hanno storie anche molto pesanti alle spalle ma che nella solidarietà tra chi ha passato anni in cella trovano una nuova ragione di impegnarsi: e proprio in nome della giustizia, per difendere un “collega” falsamente accusato.
Fabiano Massimi dimostra conoscenza del mondo carcerario e d’altronde per le iniziative della Biblioteca è entrato diverse volte a S.Anna, portando libri e incontrando i detenuti. Non sfugga il modo con il quale nel libro descrive il concetto di tempo (per come lo conosciamo noi “liberi”), concetto che non vale più in carcere (occhio agli orologi…). «Dentro il tempo si trascina, fuori evapora», fa dire ad un suo personaggio Massimi ad un certo punto. Ma per ognuno, anche per un condannato, c’è sempre una possibilità, sembra dirci l’autore, che solo nelle ultime pagine del suo libro, come in un giallo che si rispetti, ci racconta come Arno, il razionale ingegnere che lavora in banca e Lans, l’amico del cuore ex detenuto che non riesce più a dipingere, arrivano a risolvere il caso Ferrante.
«Non ho conosciuto uomini cattivi in carcere – continua Massimi – ma spezzati sì. Gli Ammutinati sono l’emblema di un tentativo di riscatto, Lans lo è. E anche Arno, che è “in gabbia” nella sua vita familiare a suo modo anela la libertà».
In filigrana Massimi, nella storia che ha deciso di raccontare (scritta nel 2015), ha inserito una sorta di filo rosso che sembra richiamare una famosa frase di Goethe: nelle Affinità elettive lo scrittore tedesco spiega che “per sfuggire al mondo, non c'è mezzo più sicuro dell'arte; e niente è meglio dell'arte, per tenersi in contatto col mondo”. E Arno e Lens potranno provare, finito il loro lavoro di detective sui generis, a riconciliarsi con esso, l’uno grazie alla letteratura e l’altro grazie alla pittura. Potranno provare a riscattarsi.
“Club Montecristo” è solo il primo di una serie di gialli che vedrà gli Ammutinati protagonisti. «Il secondo è già scritto e uscirà tra un anno – conclude Massimi - ma ne ho già progettati almeno dieci».
Fabiano Massimi l’anno scorso con “L’angelo di Monaco” ha proposto un thriller storico di grande successo, incentrato sulla storia di amore tra Adolf Hitler e Geli, la figlia della sorellastra. Una ragazza di 22 anni morta in circostanze misteriose in un appartamento di Monaco di Baviera nel settembre del 1931, in una stanza chiusa a chiave dall’interno, con a fianco una pistola, quella dello zio. 43 anni, Laureato in Filosofia con Eco tra Bologna e Manchester, Massimi da molti anni, dopo aver frequentato la Scuola Holden di Torino, lavora come editor e traduttore per alcune tra le maggiori case editrici italiane, Feltrinelli ed Einaudi ad esempio. Sposato con una collega bibliotecaria, due figli, a maggio per i tipi di Longanesi ha già in programma la pubblicazione di un volume che, sulla scia de “L’angelo di Monaco”, tornerà ad indagare vicende in ambito storico. Si chiamerà “I demoni di Berlino”. —
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