La “Medicina” dei Foo Fighters tanta voglia di musica dal vivo
Nuovo album per i 25 anni della band di Dave Grohl nato prima della pandemia «L’esito è un eclettismo vivace con tracce di patina pop»
MARINELLA VENEGONI
È un po’ come se Medicine at Midnight con la sua eclettica energia, suonasse la sveglia dopo un anno tanto amaro, e ci annunciasse che tutto questo finirà e potremo tornare a vivere: e ad agitarci sulla musica addirittura durante un concerto per cui tanta ritmica pulsante è stata scritta e pensata, senz’altro maliziosamente. In realtà non si tratta di preveggenza. L’album dei Foo Fighters è nato prima della pandemia, per festeggiare i 25 anni (ormai diventati 26) della band di Dave Grohl, nella seconda lunga e scoppiettante vita dell’ex batterista dei Nirvana. Come racconta Grohl a NPR: «E il nostro decimo album, siamo nati nel 1995. Tutto era pronto: un tour mondiale, alcuni documentari. Video. I camion erano riempiti, le T-shirt stampate. Invece ognuno è tornato a casa sua, in sicurezza ». Morale, Medicine esce ora con l’intenzione di prepararsi a un tour, prima o poi. Naturalmente, Grohl ha riascoltato con orecchio diverso, dopo mesi, quella che dentro al disco suona non solo come una grande festa, ma anche la voglia di aprirsi a nuove direzioni, rischiando il giusto: «Con il nostro produttore Greg Kurstin - mio vicino di casa, celebre più per questi grandi album pop con Beyoncé o Adele o Pink, che non per i suoi dischi di hard rock con The Bird and The Bee che adoro - ci siamo collegati idealmente, la sua tecnica e il mio cuore rock e ho immaginato uno stadio pieno di gente che cantava in coro». L’esito è un eclettismo vivace, con tracce di patina pop, senza cui ormai nessun album rock può uscire tranquillo, da Bon Jovi in poi. Patina che però lascia il posto a pezzi di impronta punk, come No son of mine. L’audacia si rintraccia piuttosto nel modello di una dance sui generis: Shame Shame suona come un omaggio a un’altra apertura storica, la sofisticata Let’s dance di David Bowie; altre stranezze? Chasing Birds è una ballad così tardi Anni 70 che sembra partorita da un nipotino dei Bee Gees. In una ballad con archi, Waiting on a War, Grohl canta la propria paura di un conflitto fin da quando era ragazzo. Ma in realtà l’album si apre con Making a Fire con una batteria prorompente e una chitarra tesa, in un pop rock tirato che ai cori vanta la figlia di Dave, Violet di 14 anni. La title track poi è una rock ballad inquieta e alla batteria la bella mano di Taylor Hawkins. Insomma, inconsueti Foo, ma pure sempre Foo. Perché al cuore non si comanda. Il batterista dei Nirvana tiene fra i ricordi preziosi di quest’anno l’incontro con una piccola batterista, un portento inglese di 10 anni, Nandi Bushell: «Me l’ha presentata online il produttore dei Nirvana, Butch Vig. Dovete sentire come suona In Bloom dei Nirvana, con una energia pazzesca. Mi ha sfidato in una battaglia di batteria: è davvero oltre le mie capacità. Non riesco a starle dietro.Questa contesa online, per me, è stata una consolazione».
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