Gazzetta di Modena

il DIBATTITO ad “AGO FABBRICHE CULTURALI” 

I musei e il dopo Covid: alla ricerca di ricette per conquistare il pubblico

ELENA CORRADINI
I musei e il dopo Covid: alla ricerca di ricette per conquistare il pubblico

Le tecnologie digitali hanno aiutato a tenere un contatto «Utili perché permettono di “impadronirsi” delle opere»

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ELENA CORRADINI

Un dibattito a tre voci sul futuro dei musei condotto da Roberta Scorranese: l’appuntamento in diretta streaming è stato promosso da Ago Fabbriche Culturali nell’ambito del progetto “Trasmissioni” coordinato dal direttore Daniele Francesconi. Tre voci diverse quelle di Gianfranco Maraniello, esperto di arte contemporanea, di Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi, e di Riccardo Falcinelli, grafico e teorico del design.

In questo momento di grande incertezza per i musei, costretti a restare chiusi a lungo «il contatto con il pubblico, mantenuto attraverso le tecnologie digitali - come ha osservato Gianfranco Maraniello - ha aiutato a fare capire che i musei sono luoghi in cui convergono opere da vari contesti, da diverse parti del mondo, che si possono mettere a confronto. Il repertorio del digitale sta creando una forte impronta di conoscenza e di creazione di immaginario per il museo, che ha un ruolo fondamentale perché lega il pubblico alla presenza, alla socialità grazie alla sua capacità di produrre sempre nuove mediazioni, di essere garante dei processi di immaginazione. Oggi il museo deve essere di nuovo un luogo di presenza, di socialità e capace di costituirsi come garante dei processi di immaginazione, di produrre sempre nuove forme espressive che non siano la traduzione, il sostituto, il surrogato delle opere ma manifestazione della capacità di ricercare e produrre cultura come è sempre stato fatto con l’avvento dei nuovi media ad esempio in ambito americano».

«Il museo d’arte contemporanea - aggiunge Falcinelli - ha una sua specificità, mette in discussione l’idea di museo. L’arte contemporanea non sempre sta nel museo: la performance ad esempio non si contiene in uno spazio fisico ma si determina in un’azione nel tempo, l’istallazione crea uno spazio, non è contenuta nello spazio. L’artista contemporaneo tuttavia ambisce al fatto che la sua opera entri nel museo, cosciente del fatto che non sia soltanto collocata in un luogo ma in una dimensione culturale attiva». Martina Bagnoli ha sottolineato come la chiusura delle Gallerie Estensi causata dalla pandemia sia stata un momento “molto creativo che ha sollecitato i musei a capire come utilizzare le opere con un progetto di mediazione diverso per raccontare storie con diversi modelli, per consentire al pubblico di appropriarsi di opere lontane. La multidisciplinarietà delle collezioni che costituiscono le Gallerie Estensi, il Lapidario, una dimora storica come il palazzo ducale di Sassuolo, collezioni di opere d’arte, una biblioteca con una considerevole varietà di documenti del passato, ha consentito di ricreare storie per aiutare il pubblico a diventare più consapevole, così che al momento della visita possa essere più partecipe di quello che vede. È importante che, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, il pubblico possa essere aiutato a impadronirsi dell’opera, riscoprirla, riutilizzarla come consente l’Estense Digital Library che, varata a giugno grazie al contributo di AGO, permette di consultare, annotare, condividere, creare nuovi contenuti, percorsi, storie, moduli di insegnamento, mettendo a disposizione su una piattaforma digitale 8400 opere librarie per circa 750000 pagine e 14.500 opere d’arte e per la quale si è avviata una seconda fase di lavori questa settimana. Ora si tratta di recuperare il rapporto vero con i visitatori, non turisti occasionali , ma un pubblico di prossimità che torna più volte al museo perché ha trovato un luogo in cui può stare bene, interrogare le collezioni osservando anche esperienze artistiche di artisti contemporanei, come da tempo avviene ad esempio negli Stati Uniti con i programmi artist-in-residence».

Gianfranco Maraniello partendo dalla considerazione che le opere d’arte, utilizzate nei cataloghi d’arte e nei manuali per le scuole, sempre più si usano per ragioni di tipo promozionale, ha osservato come «negli ultimi vent’anni si è assistito a un cambio radicale rispetto al modo di utilizzo delle immagini in ambito giornalistico editoriale dato che i grandi musei americani forniscono gratuitamente quasi tutte le immagini di opere d’arte qualora siano libere da diritto d’autore per cui gli editori, se non hanno l’esigenza di trovare un’immagine precisa, scelgono quella più facile da ottenere. Per questa ragione il pubblico, che non è solo di storici dell’arte, ma conosce molte opere attraverso le riproduzioni, viene per così dire accompagnato a visitare i musei per cercare e riconoscere dipinti che sono diventati più famosi di altri. I più fotografati sono quelli che hanno maggiore contrasto sia luminoso che cromatico perché vengono fruiti soprattutto attraverso dispositivi mobili che emettono luce: le immagini più apprezzate sono quelle molto colorate e i ritratti». —





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