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Venturelli a Lucca Così l’artista indaga i segreti della mente

Michele Fuoco
Venturelli a Lucca Così l’artista indaga i segreti della mente

“Automatismo psicologico” con disegni e incisioni Esposti anche De Chirico, Dalì, Magritte e Mirò

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Michele Fuoco

Stupefacenti i disegni, le acqueforti e le acquetinte, che Adriano Venturelli ha realizzato nei primi anni Settanta quando, ventenne, frequentava a Modena ancora l’Istituto d’Arte “Venturi” e stava per iscriversi all’Accademia di Bologna. Sulla carta prendevano corpo immagini di clima surreale, metafisico, che sono esposte a Lucca, fino al 5 marzo, presso il Center of Contemporary Art. “Pescavo – ricorda l’artista di Formigine - nei segreti della mia mente i turbamenti, le paure che sentivo allora. In numerose opere si vedono i fili legati alla figura umana che si presenta deformata. Sono trame che preconizzavano i mega computer che sarebbero nati agli inizi degli anni Ottanta. Le concepivo 10 anni prima che arrivasse la tecnologia dei computer con tutti quei fili. Forse avvertivo il timore per quello che stava avvenendo con la tecnologia che è un prodotto dell’intelligenza dell’uomo, ma porta via una parte dell’anima”. Venturelli percepiva in sé stesso tensioni che lo inducevano a creare disegni in modo molto rapido, automatico. “Disegni poco mediati – spiega l’artista - dalla razionalità. Si pongono come una lettura della parte più segreta della mia mente. Si imponeva il bisogno di tirar fuori tensioni e mostri che popolavano la mia mente e si manifestavano sul foglio come figure poco umane. Quasi un ibrido tra animali e aspetti robotici”. Alle opere grafiche della gioventù, l’artista aveva dato il nome di “Automatismo psicologico”, senza conoscere l’omonimo titolo del saggio, del 1889, dello psicologo francese Pierre Janet. E con questo nome si propone la mostra del formiginese al museo di Lucca che ospita, quasi a stabilire un dialogo tra maestri del passato e quelli della contemporaneità, la rassegna “La realtà svelata”, con lavori di Magritte, Dalì, Mirò, Masson, Man Ray, Bellmer, Matta e De Chirico, artefici di una cultura di svelamento di una dimensione oltre la coscienza che peraltro ha precedenti nell’arte visionaria di tutti i tempi.

Un dialogo possibile, perché “Venturelli può essere considerato - sostiene Maurizio Vanni, direttore del Centro d’arte - un sismografo del proprio tempo dalla grandissima abilità tecnica che, in un certo momento della propria esistenza, si è messo a osservare gli angoli più oscuri e profondi del proprio essere traducendo in segni, forme e spazi eloquenti le percezioni che ne scaturivano. Esprimere il profondo significa permettere alla luce di indagare quell'oltre in cui la mente razionale non può accedere: un non luogo che unisce memoria, realtà ideale e verità nella consapevolezza che basta dare il nome a una cosa per farla esistere”. Sincera l’ammirazione da parte di critici e studiosi d’arte per il suo lavoro, anche nel campo della pittura e scultura. E Giorgio Celli, nel 1986, lo ha invitato alla Biennale di Venezia nella sezione “Arte e Biologia”, dove sono state presentate cinque incisioni ora esposte a Lucca. Venturelli sta procedendo, da qualche tempo, alla catalogazione di questo particolare nucleo di fogli (oltre 200), in cui domina il segno. Opere con cui “non solo porta alla luce una padronanza della tecnica ineccepibile, bensì – nota il critico Matteo Graniti - ha l’ambizione di narrare attraverso la propria esperienza tutto ciò con cui la specie umana si sarebbe confrontata nel prossimo futuro senza cognizione di causa, diventando un lavoro prezioso poiché decodifica e anticipa lo stato d’animo di una società che accelera verso un cambiamento epocale”. —

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