Gazzetta di Modena

Il giorno nero di Alì e Amir tra inferno e riscatto in una città di provincia

GIOVANNI MEDICI
Il giorno nero di Alì e Amir tra inferno e riscatto in una città di provincia

Mondadori pubblica il romanzo dello scrittore di Sassuolo Adil Bellafqih alla seconda prova «Un libro noir ambientato nel presente, con alcuni momenti horror, che strizza l’occhio a King» 

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GIOVANNI MEDICI

Alì e Amir sono giovani cresciuti nella provincia emiliana, pronti a farsi affascinare dal nichilismo, dallo specchio nero, pronti a dire no a un mondo che non li vuole usando l’esplosivo. Alì e Amir sono i protagonisti del nuovo romanzo di Adil Bellafqih, Niente a parte il sangue, in uscita proprio oggi per Mondadori. 29 anni, sassolese, con il suo precedente Nel grande vuoto del 2019 Bellafqih si è aggiudicato la menzione speciale della giuria all’edizione numero 31 del Premio Calvino nel 2018, arrivando secondo l’anno scorso anche al Premio Edoardo Kihlgren Opera Prima di Milano, 21esima edizione. Assistente alla cattedra di Storia delle Idee all’Università di Modena e Reggio Bellafqih fotografa in questo suo ultimo libro (con nitidezza spietata qualcuno ha detto) l’abbandono spirituale di una provincia dove nessuno è innocente, e allo stesso tempo lo siamo tutti. «Potremmo definire questo libro un romanzo noir ambientato nel presente con alcuni momenti horror – spiega l’autore – anche se al giorno d’oggi è sempre più difficile definire e incasellare un prodotto culturale; pensiamo alla contaminazione dei generi nelle serie tv. Sono cresciuto con King (la sua tesi di laurea triennale aveva come argomento proprio l’autore americano, ndr.) e dunque in questo libro c’è sicuramente una parte oscura: il luogo nel quale è ambientata la vicenda che racconto si chiama non per niente Castelnero».

Sassuolo non è riconoscibile in “Niente a parte il sangue” ma l’intento dell’autore non era quello di legare la trama ad un ambiente preciso. «Sicuramente qualche riferimento indiretto a luoghi e persone è presente ma il racconto è assolutamente libero perché, come diceva un mio professore, ‘bisogna liberarsi di sé stessi per essere liberi di narrare». Alì è un ragazzo qualunque, frequenta per la seconda volta l’ultimo anno delle superiori, racimola qualche soldo che spende soprattutto in fumo, trascorre serate indolenti tra strade grigie e stanchi bar insieme al solito gruppo di amici, uniti quasi esclusivamente dall’assoluta disillusione. Niente sembra in grado di scalfire l’armatura di gomma che si è creato: non la madre o il padre, non la professoressa che gli vede nel cuore e nella testa qualità che nemmeno lui crede di avere, non la sensazione sottopelle che la vita già stia passando. L’unico a sfuggire alla coltre di indifferenza è Amir, il suo migliore amico, piccolo spacciatore solitario e fascinoso. E che un giorno gli propone di entrare in un giro più oscuro di quel che sembra. Amir ha una sola regola: non esiste niente a parte il sangue. Il mondo non ha nulla da offrire se non fregature e sogni laccati a buon mercato. Allora perché non vendicarsi? Perché non spazzarlo via? Alì lo ascolta affascinato, e piano piano si lascia scivolare in un gorgo allucinatorio che non risparmia né lui né gli amici di sempre e perfino i genitori. La discesa all’inferno costringerà Alì ad affrontare il vuoto che ha dentro, a fare i conti con i giorni buttati, a rovistare nel buio in cerca di una via d’uscita, una sola buona ragione per non fare esplodere la bomba che un giorno decide di portare con sé. Niente a parte il sangue è un romanzo a tratti violento e oscuro, una sorta di educazione criminale per ragazzi di provincia. La nostra, così come cento altre.

Bellafqih ha pubblicato nel 2016 per la casa editrice digitale del Comune di Modena Il Dondolo diretta da Beppe Cottafavi il racconto Halal e nello stesso anno è stato tra i finalisti del Premio Calvino con il libro Baratro, una vicenda ambientata in un’Italia ormai desertificata dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali in un periodo imprecisato del XXI secolo.

«Il Covid ha stimolato molto secondo me la mania narrativa dell’uomo; il problema è che mi sembra che per tanti ciò abbia significato l’adesione alle più svariate teorie complottistiche, basate su fantasie. Gli stessi miei coetanei, i Millennials, vivono poi una situazione non positiva: hanno ormai perso la ‘luccicanza’, per dirla sempre con Stephen King, sono disillusi, nichilisti; credo che chi possieda qualche talento non possa che andarsene dall’Italia per realizzarsi. Diversi invece – conclude Bellafqih - mi appaiono i ragazzi più giovani, meno rassegnati, con più cose da dire, vedi le manifestazioni per l’ambiente con Greta Thumberg». —

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