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intervista 

Quell’ “outsider” di Giordano Cestari «Sono un musicista che racconta la vita»

Nicola Calicchio
Quell’ “outsider” di Giordano Cestari «Sono un musicista che racconta la vita»

«Non abbandono del tutto il filone romantico ma è arrivato il momento di raccontare tutto quanto ci accade intorno giorno dopo giorno»

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Nicola Calicchio

Ritorna oggi in tutte le radio italiane Giordano Cestari con “Outsider” il nuovo singolo che farà parte dell'album "Chaturanga". L’album sarà prodotto dallo stesso Giordano Cestari insieme ad Andrea Cerè, ed in parte remixato da Alex Bagnoli. Il nuovo singolo, girato sul tetto di un cinema nel periodo pre-Covid, vede la regia di James Kye e la partecipazione della Compagnia delle MoRe di Modena.

«Outsider è stata scritta di getto sul tavolino di un bar, non immaginavo certo che sarebbe diventata una canzone con un suo video - dice Giordano - Cercavo qualcosa di forte e immediato, una sorta di grido vedendo tra i tavoli tutti quanti chini ognuno sul suo smartphone come dissociati dalla realtà, se poi pensi a cosa stava per arrivare da lì a pochi mesi, avremmo rimpianto proprio la possibilità di quel contatto umano che stavamo trascurando».

Nelle canzoni che faranno parte del nuovo album si nota un cambio di rotta che guarda più al sociale. «Quando vedi quello che ti succede intorno è normale dire le cose come stanno. Non voglio dire che non ci sia più spazio per il romanticismo però sei molto più concentrato sui quello che ti accade. Ho rimesso in discussione tutto ed ho ricominciato a scrivere testi. C'è una canzone che si chiama “Le mani e le parole”, che dovrebbe uscire dopo l'estate, che parla della violenza sulle donne. E' il primo brano che ho scritto in questo periodo di difficoltà, che non guarda agli stili musicali e passa dal rag al dark, dal soul al folk. Vi sono diverse contaminazioni».

Il tuo stile si colloca tra il cantautorato classico italiano e le ultime influenze trap, non disdegnando l'indie music. «Quando si affermarono i cantautori classici negli Anni '70 come Finardi, Fossati, Fortis e altri, si staccarono dalla musica tradizionale portando all'evoluzione il cantautorato italiano. Penso che questo stia accadendo di nuovo. Oggi c'è la trap, musica che viene sbeffeggiata o adulata ma che ha un grande valore a livello di testi. Io mi sono fatto contaminare dalle nuove influenze musicali che vanno di moda adesso tra le giovani generazioni».

Durante questo isolamento forzato hai scoperto la pittura.

«Per sconfiggere il tempo durante questi mesi di pandemia, ho scoperto un’inedita passione per la pittura in acrilico che mi ha portato a dipingere 50 tele in 2 mesi. Durante la realizzazione del video “Chaturanga”, ho quindi colto l’occasione per dipingerne una nuova ed inedita che è stata poi donata in beneficenza»

Generalmente si dedica una canzone ad una ragazza, tu invece l'hai dedicata ad un bar di Modena.

«È il bar Nevada. Quando siamo rimasti tutti chiusi in casa ci e' mancato il ritrovarsi con altri musicisti e artisti al bar Nevada che è un luogo estremamente culturale. Non ospita solo musicisti ma anche mostre di pittura e non si sbaglia a considerarlo un bar artistico come lo fu il Grande Italia dell'era beat modenese. Quando si poteva uscire frequentavo quel posto e facevo sentire alle persone le composizioni che creavo per avere un loro parere. E' il posto che mi è mancato di più e così ho scritto Chaturanga. Se Vasco Rossi ha parlato del Roxy Bar e Ligabue del Bar Mario, perché io non potevo dedicare una canzone al bar Nevada?». —

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