Per Giorgini è “Tutto da rifare” un album che segna la svolta
ELENA PELLONI
Dopo Londra, Bologna, Roma, il Frignano, per il cantautore vignolese Cesare Augusto Giorgini è “Tutto da rifare”. Si chiama così, appunto, il suo ultimo ep autoprodotto, uscito oggi sulle principali piattaforme digitali. Dopo il liceo, Cesare ha frequentato prima la Modern Vocal Institute (Mmi) di Modena e poi la Modern Music Institut la British and Irish Modern Music Institute (Bimm) di Londra, dal 2014 al 2017. Lì si è specializzato in “songwriter”, ovvero scrittura e composizione, riuscendo a mettere a frutto il suo primo album “Jeunesse Secrète”, interamente scritto in inglese. Poi, durante il soggiorno londinese, qualcosa si è rotto. «Ho capito che la mia vita non stava andando nella direzione in cui avrei voluto – racconta – Lavoravo tantissimo come cameriere nei locali per riuscire a mantenermi. E per di più, non riuscivo veramente a suonare. Al tempo, collaboravo con la band Reckless Jacks ma sentivo che non era quello che dovevo fare». Cesare decide quindi di tornare in Italia, dove avrebbe potuto con più facilità dedicarsi a ciò per cui aveva tanto investito: la musica. Dal 2018 al 2020 lavora al suo primo vero disco indipendente. «I tre anni londinesi sono stati davvero preziosi. Quella città mi ha fatto avvertire delle mancanze. Tutto è diventato meno scontato e più importante – svela – Una cosa, più di tutte, porto con me da quel periodo. La riscoperta della mia lingua d’origine. “Tutto da rifare”, non a caso, presenta 5 brani cantati in italiano». “Tutto da rifare” è il nuovo inizio del cantautore ventinovenne, un cofanetto in cui ha voluto custodire brani la cui prima stesura è iniziata nel 2015. «Sono 5 brani a cui sono molto affezionato – prosegue – Mi rappresentano tanto, sono scritti in forma dialogica. Parlo con un “tu” che a volte è autoreferenziale e altre volte si riferisce a storie d’amore andate male o ad amicizie che mi porto dentro. Inoltre, rappresenta una sorta di ritaglio. Sono composizioni che non volevo dimenticare ma che allo stesso tempo stavano creando una sorta di cortocircuito, di tappo». Cesare racconta infatti che questo ep è nato in seno alla stesura del suo prossimo album, al quale servirà un altro anno di gestazione prima di poter trovare la giusta forma. Così come il suo creatore lo immagina. “Tutto da rifare” sono cinque brani d’autore che guardano al cantautorato romano, come Fabi, Silvestri, Gazzè e a quello più nostrano, come Cremonini. E poi c’è l’influsso internazionale dei Coldplay e Steven John Wilson. Si tratta di un lavoro auto-prodotto. Alla domanda: preferiresti far parte di un’etichetta musicale? Cesare Augusto Giorgini risponde: «Dovrei trovare il produttore giusto. Non è più il tempo per sottostare ai dettami delle label. C’è sempre più spazio per poter essere davvero musicisti indipendenti». E "Tutto da rifare" è un primo ottimo passo.
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