A casa con gli Este/ Le due vite di Alfonso III
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:tempo-libero:1.40050177:Video:https://video.gazzettadimodena.gelocal.it/dossier/a-casa-con-gli-este/casa-d-este-le-due-vite-del-duca-alfonso/139234/139921]]
MODENA Alfonso era figlio di un duca. Come tanti giovani nella sua condizione si era sposato giovanissimo con una ragazza che come lui apparteneva ad una stirpe di regnanti. La ragazza si chiamava Isabella di Savoia ed era sua coetanea. Alfonso e Isabella diventarono complici e amici, tanto che alla morte di lei, lui rimase spaesato e triste.
Ad Alfonso parve di non poter più regnare senza la moglie e così lasciò titolo e incarico e abbracciò la vita monastica. Ciò che Matteo Loves, pittore tedesco stabilitosi a Cento, fu chiamato a ritrarre è la trasformazione di un duca regnante in un frate cappuccino: Alfonso III diventa Giambattista da Modena. Vestito con un ruvido saio, il frate ci guarda mentre calpesta lo scettro e la corona. A sinistra, dietro di lui, si affastellano stendardi e bandiere, un destriero malinconico si affaccia dietro un cannone, mentre a terra sono dispersi i pezzi di un’armatura.
Ora Giambattista al posto dello scettro regge un crocefisso, che indica con il dito per sottolineare la sua trasformazione. Sul tavolino accanto a lui scorgiamo un messale, una clessidra e un teschio. Una natura morta di oggetti che ricordano il passare della vita umana e la sua vanità. Al momento del ritratto, Giambattista ha 44 anni e da sei è un frate. Lo specifica il cartiglio attaccato al muro insieme alla data: 1635. Il ritratto celebra la virtù dell’uomo potente che seppe lasciare tutto per abbracciare solo la fede. Sulle pagine del librone aperto sotto il tavolo si leggono bene le parole di Paolo ai Filippesi: “Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo…. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo”. Tutto ciò che Alfonso III ha amato, Gianbattista lo considera spazzatura.
Non solo la guerra, ma anche la musica, la poesia e l’astronomia. E allora dimenticati rimangono gli strumenti dell’arte e della scienza. La sfera armillare, la tromba, il liuto e il violino, abbandonati ai piedi di un frate che per amore perse gusto alla vita terrena.
*direttrice Gallerie Estensi
di Modena e Ferrara
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
