Gazzetta di Modena

la saga dei supereroi dc 

Zack Snyder rilegge “Justice League” fra epica mitologica e toni cupi

Francesca Pierleoni
Zack Snyder rilegge “Justice League” fra epica mitologica e toni cupi

Il director’s cut voluto dalla campagna social di milioni di fan dopo il flop del film ritoccato da Wheldon

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Francesca Pierleoni

Un dramma famigliare aveva portato Zack Snyder a dover abbandonare, nel 2017 in fase di postproduzione (pur mantenendo la firma), il suo progetto più ambizioso, il racconto dei supereroi iconici DC che fanno squadra in “Justice League”. Per finire e correggere il lavoro era stato scelto Joss Whedon, allora molto in voga e ora in disgrazia per le accuse di comportamenti inappropriati, abusi verbali, e non solo, da parte di varie attrici (soprattutto) e attori che negli anni hanno lavorato con lui. Il film era uscito molto tagliato e rimaneggiato, deludendo sia il pubblico che la critica.

Ora grazie a una mobilitazione dei fans sui social e ai 70 milioni di dollari messi a disposizione dalla Warner Bros, il regista originario ha avuto la sua rivalsa: è tornato sul progetto (tra reinserimento di scene tagliate ed altre nuove, con varie sorprese) ed è appena uscita in streaming negli Usa e nel resto del mondo, in Italia su Sky Cinema Uno e Now (in streaming on demand), la sua versione extralarge (tre ore e 54 minuti, ) “Zack Snyder’s Justice League”.

La trama resta centrata sull’impegno di Batman (Ben Affleck), e Wonder Woman (Gal Gadot), ancora scossi dal sacrificio di Superman (Henry Cavill), alla fine di “Batman Vs Superman: Dawn of Justice” – ora rievocato da Snyder con una nuova sequenza d’apertura – di arruolare altri supereroi, Flash (Ezra Miller), Cyborg (Ray Fisher) e Aquaman (Jason Momoa) per combattere insieme la nuova minaccia globale, rappresentata dall’alieno invasore Steppenwolf (Ciaran Hinds) e i suoi Parademoni. Snyder (che dedica il film alla figlia Autumn, morta tragicamente a 20 anni) ricolora il racconto con un maggiore respiro epico e rituale per mettere in scena quella che il regista vede come una mitologia. Torna a prevalere l’ambientazione in un mondo cupo e quasi senza speranza, ricca di sogni e incubi (alcuni dei quali appaiono nel nuovo epilogo, una delle parti più riuscite, dove appare anche il Joker di Jared Leto) e depurata dagli alleggerimenti spesso posticci, innestati da Whedon.

La durata è nettamente eccessiva e non mancano i giri a vuoto, ma scompaiono alcune incongruenze nella trama e semplificazioni che erano state create dai tagli. Snyder ridà spazio a Barry Allen/Flash, ad esempio attraverso il primo avventuroso incontro con una figura centrale per il supereroe, Iris West (Kiersey Clemons) e riporta al centro la complessità di Victor Stone/Cyborg, approfondendo il rapporto con i genitori. Una dimensione in gran parte cancellata da Whedon, che era entrato in profondo contrasto con Ray Fisher, diventato poi uno dei primi attori a denunciare i suoi abusi sul set. Riappaiono i cameo di “buoni” come il supereroe Martian Manhunter (Henry Lennix) e il consigliere al trono di Atlantide Vulko (Willem Dafoe) e soprattutto riacquista il palcoscenico un villain più pericoloso di Steppenwolf (di cui vengono approfondite le motivazioni), il “nuovo Dio” Darkseid (Ray Porter). Inoltre Snyder ha corretto le storture create da Whedon su Wonder Woman: il regista di Avengers, infatti, spesso criticato per la sua eccessiva sessualizzazione delle supereroine (ad esempio con inutili e ripetute riprese dei corpi), aveva tolto spessore al personaggio interpretato da Gal Gadot. Snyder invece ha restituito nel film l’equilibrio di forze fra lei e Batman.

Il director’s cut nel suo complesso ha subito conquistato i fans, già impegnati in una nuova campagna sui social per chiedere alla Warner Bros che si torni per i film sui supereroi Dc alla direzione che voleva dargli Snyder, ripartendo magari dal progetto di “Justice League 2”. —

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