Gazzetta di Modena

SOLIERA 

«La nostra ultima cena prova di improvvisazione e antidoto ai teatri chiusi»

NICOLA CALICCHIO
«La nostra ultima cena prova di improvvisazione e antidoto ai teatri chiusi»

Stefano Cenci ha ideato il format dello spettacolo proposto giovedì per Arti Vive in scena con lui Dente Cuscunà e Loizzi

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NICOLA CALICCHIO

SOLIERA Un’ultima cena comica e distopica, da fine del mondo, è il tema portante di Arti Vive Last Supper, una sorta di talk show che la Fondazione Campori e il Comune di Soliera trasmettono in questo periodo di chiusura dei teatri sui propri canali social (Facebook e YouTube). Il secondo episodio va in visione streaming giovedì, alle ore 21: ne sono protagonisti l’attrice friulana Marta Cuscunà, il cantautore fidentino Dente e l’attore e comico Massimilano Loizzi, uno dei componenti del collettivo milanese Il Terzo Segreto di Satira.

A far gli onori di casa Stefano Cenci, ideatore del format, e una squadra di stralunate e gotiche cameriere/i. In un ipotetico mondo distopico, dove le persone non possono incontrarsi liberamente e le relazioni sociali sono indebolite dal distanziamento e dalle paure, ecco che un gruppo di menti, di artisti, di persone, si ritrovano attorno a un tavolo per una cena clandestina. La loro ultima cena. Possono ordinare quello che desiderano mangiare prima di essere sepolti da tragiche (e noiose) pagine di storia. E mentre cenano, lo spettacolo che li contiene va avanti, portata dopo portata, stimolati e stuzzicati da un ironico padrone di casa a parlare di chi sono stati, di chi avrebbero potuto essere, relazionandosi con la propria professione, la propria arte, i propri talenti e i tempi in cui vivono. Un tempo nel quale pare non ci sia più spazio per loro. Poi c’è la poesia, che arrivera inattesa.

Stefano Cenci ,com'è nata l'idea di Arti Vive Last Supper, un talk show teatrale nella forma del video.

«Non potendo fare la stagione teatrale ad un certo punto abbiamo avuto la necessità di raccontare questa assenza del teatro attraverso un talk-show. Un incontro con degli artisti che Arti Vive si propone sempre di fare. Artisti che vengono e che lasciano la loro traccia».

Perché avete pensato a un'ultima cena?

«E' un pretesto anche ironico per il fatto che molti artisti ancora non sapranno cosa fare. L'ultima cena è un modo per raccontare questa possibile morte di una parte del nostro mondo. Tante realtà teatrali non si riprenderanno, molti teatri non riapriranno e diversi attori non avranno la forza di andare avanti».

Questi appuntamenti sostituiscono la stagione teatrale?

«Sta andando così per necessità e a noi è uscito questo talk-show. E' un'idea semplice di base ma è molto costruito e pensato in maniera teatrale. Quindi, c'è un grande lavoro di scrittura e ricerca per gli argomenti da tirare fuori. Stiamo pensando, sempre tenendo conto delle realtà economiche a disposizione, di mantenere questo format anche quando la stagione teatrale sarà ripartita».

Ogni volta avete tre ospiti. Come li scegliete?

«Molti sono artisti che sono transitati per Soliera in questi anni di festival . Altri sono persone che io ho incontrato come artista in vari festival. Sono stati degli incontri belli e importanti, anche se solo per una cena dopo lo spettacolo. Come padrone di casa ne ho invitato qualcuno. Sono argomenti molto sentiti ed avevo bisogno delle persone adatte con cui confrontarmi».

Quanto spazio viene dato all'improvvisazione?

«È tutto totalmente improvvisato. Bisogna scegliere un piatto perché è un po' come con i condannati a morte. A partire da questi piatti che loro scelgono io poi vado a fare un'indagine del personaggio e scopro quali sono gli argomenti che possono stuzzicarmi e stuzzicarci. Poniamo delle domande e le risposte sono lasciate alla libertà dei protagonisti. Ad ogni ospite viene chiesto un piccolo dono della sua arte». —

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