La letteratura in debito con lui «Aveva intuizione e fiuto assoluto»
L’intellettuale e la sua eredità raccontati da Alberto Bertoni e Carlo Alberto Sitta
le INTERVISTe
Un convegno di rilievo, i cui atti sono stati pubblicati da Artestampa, è quello del 2007, organizzato da Emilio Mattioli e intellettuali modenesi. Ne parla il poeta Carlo Alberto Sitta, direttore della rivista Steve: “Ho fatto una relazione sul romanzo “Adamo” in cui raccontavo i particolari della giovinezza di Guanda nella Modena del tempo. Il libro viene ristampato, nel 1952, con prefazione di Spagnoletti. Allora Guanda era un editore famoso e abitava a Parma, dove si era stabilito anche il pittore Carlo Mattioli. Aveva un sicura tempra di scrittore. Forse lui stesso era convinto del suo talento di autore e si è fatto editore degli altri. E nel momento in cui ha buttato gli occhi al di fuori dell’autarchia italiana, ha creato la famosa collana “Fenice”, lo strumento più importante dell’editoria italiana per creare collegamenti con culture straniere. Lui e Delfini erano iscritti al partito fascista, non per la loro inclinazione politica, ma per il clima che si respirava. Allora o si stava col Fascismo o con le Giubbe Rosse di Firenze. Forte lo slancio avuto subito dopo la guerra quando ha svezzato il panorama italiano dal punto di vista della poesia. Presso il Laboratorio di Poesia abbiamo, tra l’altro, le sue prime edizioni, locandine d’epoca della Biblioteca dell’ex Istituto Ferrarini. Guanda abitava a Modena. Dai suoi scritti emerge una Modena abbastanza provinciale, la stessa che non piaceva a Delfini che frequentava il Caffè Nazionale e si faceva notare per la sua eccentricità, perché non sopportava il clima della Modena ufficiale”.
Non ha dubbi il poeta, critico e docente universitario Alberto Bertoni sulla grandezza dell’editore. “Aveva un fiuto assoluto. Da persona abbastanza aliena rispetto alla letteratura (laureato in mineralogia), ha fiutato almeno due rapporti decisi che hanno dato lustro e qualificato la sua casa editrice. Ha capito che Delfini era un grande e non uno zimbello, come tendevano a trattarlo a Modena, con la formazione a Parigi nei primi anni Trenta e gli incontri con i surrealisti. Sullo sfondo un altro personaggio, Pietro Zanfrognini, che con “Cristianesimo e psicanalisi” capisce il valore antropologico e religioso, mitico dell’inconscio. Guanda ha l’intuizione, come Formiggini, che Modena per un editore di respiro nazionale è troppo asfittica, provinciale, contadina e sceglie non Milano, Roma ma Parma, un’altra capitale ducale, con cultura radicata nei secoli. Qui scommette su un proprietario terriero, Attilio Bertolucci, al quale affida la direzione della collana “Fenice”, la prima in Italia di poesia internazionale. In Bertolucci riconosce una vocepoetica importante. Parma diventa un centro di cultura e pure di ricezione, dove c’è Luzi, Macrì e vi passa Sereni ed altri. Fondamentale l’apertura di Guanda alla cultura spagnola e inglese, continuata nel tempo, mentre le altre case editrici lavoravano soprattutto col mondo francese e tedesco. Parma è un centro propulsivo anche dopo il fascismo, con la nuova generazione di poeti: la “Fucina parmigiana”. Guanda si specializza pure in narrativa contemporanea. E l’eredità è accolta, anche oggi, da Francesco Brioschi, editore di qualità”. —
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