Buon compleanno reverendo Al Green leggenda del soul
Nel 1974 la sua fidanzata lo ustionò e poi si uccise Della sua “Let’s stay together” s’innamorò anche Tarantino
Sergio Braccini
Quando pensi alla musica e ai musicisti soul, il nome di Al Green è uno dei primi che ti viene in mente. Un’icona del sottogenere del rhythm&blues che unisce le sonorità del blues e del gospel coi “modi” del pop. I suoi fan lo adorano, arrivando persino a dire che se gli angeli del paradiso non cantano come Al Green, tanto vale andare all’inferno.
C’è qualcosa di intangibile nella voce del “reverendo” che tocca immediatamente l’ascoltatore, sia che brontoli di sensualità o che diffonda atmosfere “calmanti” con il falsetto. La sua voce lo rende uno standard nella musica nera. “Tired of being alone”, “Let’s stay together” – indimenticabile sottofondo al monologo di Marcellus Wallace nel leggendario “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino – e “I’m still in love with you” sono classici immediatamente riconoscibili. Oggi, uno dei più grandi cantanti e hitmaker del genere compie 75anni. Green è nato il 9 aprile 1946 a Forrest City, Arkansas, e ha iniziato a cantare in un quartetto gospel quando era ancora un bambino. Dopo essersi trasferito con la famiglia a Grand Rapids, nel Michigan, alla fine degli anni ’50, iniziò a cantare in gruppi soul locali. E nel 1968 fu notato e messo sotto contratto per la famosa Hi Records di Memphis dal vicepresidente dell’etichetta, il produttore Willie Mitchell.
Una carriera sempre in ascesa, fino all’episodio che gli stravolse la vita – nel 1974 – e lo spinse a rinunciare alla musica che l’aveva ispirato fino ad allora. Nell’ottobre di quell’anno, la fidanzata, Mary Woodson White, si suicidò con la sua pistola dopo averlo gravemente ustionato lanciandogli addosso una pentola di semola bollente. Il calvario innescato dalla tragica vicenda ha ispirato Green a tornare in chiesa portandolo all’essere ordinato pastore dalla Full Gospel Tabernacle Church di Memphis (per questo è conosciuto come “il reverendo”) e a pubblicare una serie di album gospel negli anni ’80. Pur non essendo questo il periodo più venerato, ha comunque portato a casa otto Grammy per la migliore performance soul gospel.
Tornato a cantare musica pop dopo qualche anno, nel 1988 il suo duetto con Annie Lennox nel brano di Jackie De Shannon “Put a little love in your heart” divenne una hit. Green ha ricevuto molti importanti riconoscimenti per la sua influente carriera. È stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1995, ha vinto un Grammy alla carriera nel 2002, è stato inserito nella Songwriters Hall of Fame nel 2004 ed è stato premiato in occasione dei prestigiosi Kennedy Center Honors nel 2009. —
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