Un secolo di storie a Torre Maina salvate da Giulio Cesare Bertani
IL LIBRO
Torre Maina, in dialetto Vagg, piccola località collinare cara ai modenesi che fanno una gita fuori porta. E anche una comunità di persone un tempo molto unite. Ricordare quelle vite oggi scomparse nei loro intrecci, negli affetti e nei giudizi che ne davano è un compito importante. Non ci saranno mai abbastanza libri di ricordi. Ciò che importa è che riescano a dare al lettore qualcosa di più di una storia ad uso dei familiari e nel caso migliore a far rivivere il microcosmo di personaggi dei quali racconta. Giulio Cesare Bertani, nel suo libro “Andèr a Vagg” (Aertestampa), parte dai genitori Bruno e Antonietta e dalle loro storie di semplice gente di campagna per estendere il racconto ai numerosi personaggi che circondavano la famiglia.
Storie di parenti e conoscenti sentite mille volte in casa. «Erano di fianco a me e sorridevano insieme quando c’era una storia da ridere e mi commuovevo insieme a loro quando c’erano righe tristi». È il ricordo dei cari scomparsi, in questo caso dei propri genitori, a spingere a scrivere questo libro. Erano i suoi genitori, scrive l’autore, a raccontare mille volte le storie di quei personaggi che ora nel suo racconto del figlio tornano in vita. «A me piaceva ascoltare il papà che aveva del narratore antico. Un cantastorie da strada o da stalla delle notti d’inverno». Storie sentite a tavola dopo cena o raccontate in occasione di un incontro, storie in ogni caso ripetute come avveniva quando tv, radio e internet non esistevano e la narrazione orale era un momento della vita popolare e familiare. «Sempre le stesse storie», come quelle raccontate dagli amici in visita. L’autore però ha deciso di metterle insieme per i nipoti: quando avranno «il desiderio di voltarsi indietro e scoprire le proprie origini, sapranno dove leggere». Il racconto di Bertani parte dai genitori, dal loro fidanzamento e dai pettegolezzi sui precedenti fidanzati, sulla loro unione in piena guerra (1944), la loro famiglia semplice di contadini, il padre appassionato di cavalli che andava a cercare anche alla fiera di Scandiano. Poi la storia si allarga ai parenti, ai conoscenti, agli amici e ai compaesani. Senza tralasciare i personaggi pittoreschi e bizzarri che, come in ogni luogo del mondo, popolano un paesino. Riesce a colpire con alcune storie di figure locali. Come Contardo, un “sitarèin”, proprietario di un piccolo appezzamento agricolo, buono e generoso, disposto ad aiutare i poveri della zona. E quella di “Dicensi”, Decenzio Ferrari, di mestiere “voltadòr ed furmèint”, sempre in giro col vaglio a tracolla durante la raccolta del grano. Contardo istruito, “Dicensi” volenteroso e disponibile. Sempre uniti. Si legge la divertente storia di terrore della vecchia che segue l’autore bambino con gli amici, suscitando le paure di antiche storie di rapimenti dentro un sacco, per poi scoprire, in preda al terrore vicino a casa, che era solo la prozia Olga. Si raccontano gli antichi mestieri e i passatempi dei giorni di festa. Le tradizioni folkloriche come i Maggi, le cantate popolari dall’“Orlando Furioso”, le risse, le feste e la guerra a Torre Maina. Un mondo oggi quasi scomparso. —
C.G.
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