“Army of the dead” Zack Snyder punta su una storia di zombi ruvida e spassosa
Grande attesa per il nuovo film del talentuoso regista dopo alcuni passaggi a vuoto con i supereroi della DC
Francesca Lenzi
Fa male al cuore andare sul sito Internet Movie Database – la mecca per gli appassionati di cinema – e leggere accanto al nome di ogni nazione la solita data (21 maggio 2021) e lo stesso luogo (internet). È da oltre un anno che la pandemia mondiale ha sospeso la vita di ognuno di noi, delegando il piccolo schermo a farci sognare, surrogato obbligatorio delle sale cinematografiche che, in Italia, dovrebbe riaprire il 26 aprile, seppure con posti contingentati. Quali saranno, però, le produzioni che correranno il rischio di mandare i propri film, e relativi investimenti, al cinema, nel bel mezzo di una pandemia ancora lontana dall’esaurirsi? Potremmo scommettere sulla risposta: pochissime. E più parliamo di film importanti e maggiori sono le probabilità di vederli passare sulle piattaforme più famose, con buona pace dei nostalgici amanti della sala buia e del grande schermo.
Ma torniamo a Internet Movie database, e a quella data: il 21 maggio. L’appuntamento è da non perdere e riguarda un regista fra i più interessanti di questo millennio. Parliamo di Zack Snyder, autore amato e odiato, per gli stessi motivi. Visionario ed eccessivo, talentuoso e virtuosistico, discontinuo e sfrenato, ai limiti del grottesco, ha esordito nell’ormai lontano 2004 con il remake, molto libero, a dire il vero, di “Zombi” (titolo originale “Dawn of the dead”) di George Romero, regalando agli appassionati del genere una versione fresca e originale dei morti viventi. E ora, dopo 17 anni, torna agli amati e sempreverdi zombi con “Army of the dead”, un film che viaggia gioiosamente in bilico fra generi e sottogeneri, rinnovando i toni versatili di un regista appannato negli ultimi anni, invischiato nel filone di Superman e compagnia bella, con “L’uomo d’acciaio” (2013), “Batman vs Superman: Dawn of justice” (2016), “Justice League” (2017) e il director’s cut di quest’ultimo (2021).
Un periodo altalenante per Snyder quello trascorso con gli eroi della DC, arrivato dopo una prima parte di filmografia davvero notevole. All’esordio con “Dawn of the dead”, segue il trashissimo “300” (tratto dalla graphic nove di Frank Miller) con Leonida e gli altri spartani muscolosissimi e infine martiri nello scenario livido ed epico delle Termopili. Nel 2009 Snyder impressiona con l’adattamento cinematografico di “Watchmen”, celebre miniserie a fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons, per un risultato debordante e avvincente. Il primo inciampo Snyder lo commette subito dopo, nel 2010, con “Il regno di Ga’Hoole – La leggenda dei guardiani”, basata sulla saga fantasy scritta da Kathryn Lasky, trasposta su grande schermo con l’animazione computerizzata. Chiariamoci: il film non è per nulla brutto, ma molto poco affine alla poetica di Snyder che, si riprende del tutto, l’anno successivo con “Sucker Punch”, una roba allucinogena, sovrabbondante, spesso rozza, ma davvero divertente.
E ora questo “Army of the dead” (nel cast anche l’ex wrestler Dave Bautista, famoso al cinema per Drax il Distruttore dei Guardiani della galassia), con un ritorno agli zombi che fa ben sperare. Un film, l’abbiamo detto, sospeso fra i generi. Un po’ come “Dal tramonto all’alba” della beneamata coppia Rodriguez-Tarantino.
Un caper movie (quel sottogenere dove un gruppo di persone organizza un grande furto nei minimi dettagli) che vira all’improvviso nell’horror. La storia parla di alcuni mercenari impegnati in una grossa rapina, in una Las Vegas occupata da morti viventi intelligenti, veloci e organizzati. Basta guardare il trailer per ritrovare tutti i pregi e i limiti del primo Snyder, alle prese con uno zombie movie grezzo e spassoso. Almeno è quello che speriamo. —
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