Gazzetta di Modena

il sottogenere 

Morti viventi sempre ok dal maestro Romero al coreano “Train to Busan”

F.L.

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Nell’horror il sottogenere degli zombie movie è sempre andato alla grande, capace di spaventare e attrarre gli appassionati. Prima di qualsiasi elenco, occorre essere precisi: lo zombi è un individuo che, contagiato o meno, muore e, soltanto successivamente, si risveglia nella nuova condizione di morto vivente. Il chiarimento ha un senso, e serve per bloccare sul nascere le critiche di chi non troverà titoli indubbiamente validi, ma non riferiti nello specifico al sottogenere in questione (vedi “28 giorni dopo”, “Rec” e via dicendo).

Passando alle cose serie, chi dice zombi, dice Romero. L’indimenticato regista, scomparso nel 2017, ha sdoganato la figura del non morto dall’originaria provenienza haitiana, legata al rito vudù, dove lo zombi era una sorta di schiavo oppresso. Romero, fin dal 1968, con “La notte dei morti viventi” reinventa il personaggio in chiave moderna, combinando l’orrore con una critica feroce alla società americana. Imperdibile la “prima” trilogia che prosegue nel 1978 con “Zombi (Dawn of the dead)” e “Il giorno degli zombi” (1985). Romero in un secondo tempo riprenderà il filone con altri tre titoli: “La terra dei morti viventi” (2005), il reboot in salsa mockumentary “Diary of dead” (2007) e “Survival of the dead” (2009).

Uscendo dalla filmografia romeriana, citiamo – secondo il modello haitiano – “Ho camminato con uno zombi” (1943) di Jacques Tourneur, mentre nell’età contemporanea il non morto ha acquisito una caratteristica particolare: corre. Molto e molto velocemente. Con un’aggiunta del pericolo che già suscitava la figura creata da Romero. Oltre al remake di Zack Snyder, ricordiamo “Benvenuti a Zombieland” (2009) di Ruben Fleischer, un’originale versione sospesa fra l’intellettuale e il parodistico, con un cameo meraviglioso di Bill Murray. Restando nei titoli da ridere ma con qualità, è irrinunciabile la pellicola di Edgar Wright, “L’alba dei morti dementi”, orribile titolo italiano di “Shaun of the dead” (2004). Ottimi, infine, tre prodotti sanguinolenti: il francese “La Horde” (2010), l’italiano “The end? L’inferno è fuori” (2017), e il coreano “Train to Busan” (2016). —F.L.

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