«Vogliamo raccontare le storie di un luogo che conserva la memoria»
Dal 1996 la Fondazione Fossoli gestisce il Campo di Fossoli,crocevia di storia e di storie, e dal 2001 il Museo Monumento al Deportato, un’opera sulla deportazione ma con un messaggio universale; due luoghi profondamente inseriti nella comunità carpigiana, due estremi di un sistema di memoria le cui storie vanno ben oltre i confini regionali e nazionali. Dal 2009, inoltre, la sede della Fondazione è ubicata nel complesso della ex Sinagoga.
Un ricco patrimonio storico e artistico verso il quale la Fondazione sente tutta la responsabilità della tutela, ma ancora più quella della sua valorizzazione.
Ecco quindi che le tante attività che la Fondazione svolge -ricerca, documentazione, formazione – concorrono al comune obiettivo comune di fare di questi luoghi e della loro storia elementi vitali di formazione continua per il nostro presente.
Si solleva da anni la preoccupazione del vuoto che lascia la scomparsa dei testimoni diretti di un passato doloroso, ma che ha visto - non va dimenticato - tanta energia di ricostruzione; ci si interroga su chi potrà assumersi questa difficile eredità. Forse i luoghi come Fossoli - attraversati nel XX secolo dagli orrori più cupi, ma anche da profonde spinte di rifondazione civile - possano assolvere, oggi, al compito di diventare un ponte fondamentale tra allora e adesso, essere testimoni di pietra che, come diceva il filosofo David Lowenthal, sono però muti se la storia non interviene a dar loro la parola.
La vicenda del Campo di Fossoli nella sua lunga durata (1942-1970) è ormai nota almeno a livello generale, il Museo Monumento è sempre più un’opera oggetto di attenzione a livello internazionale; ma sappiamo che il lavoro di ricerca, ricostruzione e interpretazione non si esaurisce mai: occorre, soprattutto, che esso divenga il più possibile patrimonio culturale comune.
Ecco il senso di questa rubrica ‘Crocevia Fossoli’ che vuole rivolgersi a un pubblico ampio: accanto alla Storia - quella con la S maiuscola - la volontà di recuperare le storie singolari, perché il racconto di vita può aiutare, oggi, a colmare quel divario ormai ampio che intercorre tra il nostro presente, con tutto il carico di problemi e domande, e un allora che si allontana sempre più, e che rischia di restare confuso anche per la mancanza di un dialogo tra le generazioni.
Il grande storico francese Marc Bloch, ucciso nel 1944 perché resistente, nel meraviglioso libro Apologia della storia scriveva che fare storia non significa studiare il passato, ma occuparsi “dell’uomo nel tempo”.
Questo l’obiettivo che ci prefiggiamo in questo spazio: portare all’attenzione di molti alcune storie di vita che possano consegnarci qualcosa sull’uomo: chi ha incrociato a diverso titolo e in diverse epoche la lunga storia del Campo di Fossoli; chi ha lavorato con competenza artistica e impegno civile per creare un’opera sulla deportazione capace di persistere al tempo.
Ringraziamo sentitamente la Gazzetta per aver condiviso con la Fondazione Fossoli questa prospettiva, scegliendo di dedicare a essa uno spazio con cadenza quindicinale.
Per segnalare storie legate al Campo di Fossoli è possibile scrive a fondazione.fossoli@carpidiem.it.
MARZIA LUPPI
Direttrice Fondazione Fossoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
