D’Ascanio non amava le moto così ideò la carrozzeria carenata
PONTEDERA. Non tutti i compleanni sono uguali. Quello di un’icona del made in Italy merita di essere ricordato e celebrato come si deve. Il compleanno in questione è quello di una splendida “ragazza” di 75 anni ancora capace di sedurre moltitudini di appassionati, come quando di anni ne aveva molti meno.
Dopo 19 milioni di esemplari prodotti, lo scooter più famoso nella storia della motorizzazione vive ancora un momento felice della sua lunga esistenza. Oggi Vespa è un marchio globale, vera cittadina del mondo e prodotta in tre siti industriali. A Pontedera, la cui produzione è destinata all’Europa e ai mercati occidentali, Americhe comprese. A Vinh Phuc, in Vietnam, che serve il mercato locale e i paesi del Far East. E in India, a Baramati, da cui esce la Vespa per il mercato indiano. Piaggio & C SpA aveva depositato all’Ufficio centrale dei brevetti per invenzioni, modelli e marche del Ministero dell’Industria e del commercio di Firenze nel lontano 23 aprile 1946 il brevetto di quella diventerà un’autentica ambasciatrice dell’Italia, ovunque, all’estero, capace di resistere al tempo e al variare delle mode. La due ruote che nessuno chiamava ancora Vespa nasce dalla determinazione di Enrico Piaggio, che aveva in animo di proporre un prodotto a basso costo per risolvere il problema della mobilità individuale. Sul finire della Seconda guerra mondiale, Piaggio iniziò a studiare soluzioni per rimettere in moto la produzione nei suoi stabilimenti. A cominciare da quello di Biella, dove venne realizzato un motoscooter sul modello delle piccole motociclette per paracadutisti. Il prototipo venne battezzato Paperino per la sua strana forma, ma non piacque all’industriale ligure che incaricò il progettista aeronautico Corradino D’Ascanio di rivedere il progetto. D’Ascanio non amava però le motociclette, scomode, con gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura e oltretutto – per via della catena di trasmissione – destinate a sporcare pilota e passeggero. Per eliminare la catena l’ingegnere immaginò un mezzo con scocca portante, a presa diretta; per rendere la guida più agevole pensò di posizionare il cambio sul manubrio; per facilitare il cambio delle ruote sostituì la forcella con un supporto laterale simile ai carrelli degli aerei. E infine ideò una carrozzeria “carenata” capace di proteggere il pilota, che riusciva così a non sporcarsi o scomporsi nell’abbigliamento. Enrico Piaggio non esitò ad avviare la produzione in serie, a Pontedera, di duemila esemplari della prima Vespa con motore di 98 cc. Il debutto in società si tenne al Circolo del Golf di Roma, alla presenza del generale americano Stone in rappresentanza del governo militare alleato. L’avvenimento fu ripreso dal cinegiornale statunitense Movieton: gli italiani avrebbero visto per la prima volta la Vespa nelle pagine interne della rivista Motor (24 marzo ’46) e nella copertina in bianco e nero de La Moto del 15 aprile 1946 (pochi giorni prima del deposito del brevetto), toccandola con mano alla Fiera di Milano dello stesso anno. Fu l’inizio di tutto. —
S.B.
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