Giunta e Cottafavi «Un maestro raffinato, colto e divertente»
«Mi ha insegnato ad essere un bravo accademico fuori dall’Accademia. Santagata è stato uno studioso ma anche un uomo che sapeva vivere, spiritoso, simpatico e molto intelligente, capace di conversazioni al di là delle cose di studio. Ciò è un cosa abbastanza rara per gli accademici». Così Claudio Giunta, italianista, dantista e docente all’Ateneo di Trento, formatosi anche alla Scuola Normale, ricorda Santagata di cui è stato allievo all’Università di Pisa. Giunta è specialista di letteratura medievale al quale Santagata, che per Meridiani Mondadori ha curato l’edizione commentata delle “Opere” di Dante, chiese, 20 anni fa, un commento alle “Rime” del sommo poeta. «A lui devo una carriera universitaria molto veloce, anche perché godevo della sua stima. Bravo a raccontare, Marco si divertiva pure a narrare, ma era soprattutto un grande critico. Nell’ultima parte della sua vita Marco si è speso in un settore che in Italia non è molto frequentato: avendo una capacità notevole di spiegare le cose, ha scritto vari libri di alta divulgazione. E Dante rientra nel canone non delle opere scientifiche, come, invece, è il commento al “Canzoniere” di Petrarca, che resta un modello per le persone colte, interessate. “Le donne di Dante” è un saggio». Giunta confessa il suo dolore per la scomparsa improvvisa di Marco. «Una delle persone a cui volevo più bene. Quando se ne va uno studioso c’è il rimpianto anche per le tante belle cose che avremmo potuto ancora leggere di lui. A Pisa si spendeva anche per la comunità. Interpretava il ruolo pubblico in maniera intelligente. Grande la dedizione al luogo, come alla sua Zocca, dove è stato promotore del concorso letterario per i giovani».
Si vuole ricordare Santagata, anche perché di recente è stato pubblicato il suo libro “Le donne di Dante”. «Ho deciso – dice Beppe Cottafavi - di invitare Walter Siti per la vecchia storia di “Amici nemici” con Santagata, dal tempo del liceo a Modena, e anche Giunta, tra i più brillanti allievi di Marco. Si parlerà pure della grande amicizia con Vasco. Io c’ero quando allo Iulm di Milano diedero, nel 2005, la laurea honoris causa in scienze della comunicazione a Vasco. E il discorso di “laudatio” lo fece Marco: un intervento molto raffinato, colto e divertente». —
M.F.
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