Dacia Maraini «La società è in crisi Il nostro futuro è tutto nella scuola»
No all’istruzione inserita all’interno delle logiche di mercato «Si deve tornare a una resistenza della cultura umanistica»
elena pelloni
La scuola ci salverà: questo il titolo dell’ultimo saggio scritto da Dacia Maraini, nonché titolo dell’intervento tenuto dalla stessa autrice per il Forum 4 School, la rassegna di Bper Banca dedicata alle scuole.
In videoconferenza dalle 9, la scrittrice ha dialogato con Giuliano Albarani ed Eugenio Tangerini, responsabile relazioni esterne per Bper Banca, commentando e contestualizzando il tema del suo ultimo libro edito da Solferino.
Sono state le stesse scuole a presentare le domande poste a Dacia Maraini durante la diretta YouTube. Circa duemila, tra studenti e insegnanti, si sono collegati per seguire, in streaming, l’evento.
“La scuola ci salverà” parte innanzitutto da un presupposto: riconoscere all’istituzione scuola una funzione salvifica. Ma da cosa?
«Dal degrado e dall’irrazionalità – risponde Dacia Maraini – Il futuro e la tenuta morale e culturale di un Paese stanno nella scuola. E nel nostro paese c’è effettivamente un degrado in atto. L’omologazione, i nuovi rapporti internazionali, il problema delle migrazioni: tutto questo ha portato un’esasperazione delle paure, le quali hanno generato degrado. La pandemia, poi, ha peggiorato ulteriormente questa situazione. La scuola ha il compito di riportare la società sui binari della scienza e della conoscenza, basando l’insegnamento su quanto già conosciamo».
Ma che cosa va insegnato ai giovani?
«Noi abbiamo il dovere di trasmettere ai ragazzi le nostre solide basi culturali e scientifiche. E dare loro la possibilità di proseguire l’opera».
Le istituzioni avrebbero il dovere di riconoscere alla scuola un ruolo centrale all’interno della società. Ma spesso sono, in questo senso, inadempienti: «La scuola viene, erroneamente, inserita all’interno delle logiche di mercato. Logiche che inaridiscono la cultura, perché non tutto in questo mondo deve essere comprato o venduto. Dobbiamo tornare a una resistenza della cultura umanistica, la quale è basata sulla ragione e sull’armonia. La scuola può essere il punto di partenza per cambiare il paradigma mercantile in cui si muove oggi la nostra società. Dobbiamo tornare al sapere. Dare vita a un nuovo illuminismo e a un neoumanesimo».
Della scuola, specialmente quella italiana, si sente spesso parlare male. Tutto sembra essere inadeguato e insufficiente. È davvero così?
«Ho girato centinaia di scuole e penso che sia esattamente il contrario. Certo, la violenza, il bullismo, l’ignoranza fanno più rumore della diligenza e della voglia di imparare. Ma continuando a denigrare la scuola, facendo leva sugli episodi negativi, rubiamo la speranza ai nostri giovani. Loro hanno invece bisogno di un’iniezione di autostima, devono essere sostenuti in quello che è il processo più delicato della vita: crescere».
In che modo è possibile aumentare la fiducia nel futuro?
«So che posso sembrare anacronistica, ma bisogna ricominciare a parlare di amore, di cura, di affetto. L’amore è il sentimento della conoscenza profonda. E quando parliamo di scuola dobbiamo prima aver piena conoscenza dei mondi che la abitano. Dobbiamo amarla, cercare di capirla. Gli insegnanti portano avanti un compito incredibilmente difficile. A loro, che non sono mai pagati abbastanza nel nostro Paese, affidiamo il nostro futuro, la parte più sensibile e delicata della società. Ecco, questo mondo ha bisogno di grande sostegno, soprattutto da parte della politica».
La didattica a distanza è stato un esperimento da non ripetere?
«È stata necessaria. Ci siamo trovati tutti davanti alla tragedia del Covid e abbiamo dovuto trovare formule nuove per combatterla. Ma certo, la scuola deve e tornerà in presenza. La dimensione comunitaria della scuola permette ai ragazzi di esercitarsi per il mondo che abiteranno. Dentro a quei muri hanno la possibilità di uscire dalla dimensione familiare e affermarsi come cittadini. Incontro i nostri ragazzi in moltissimi Stati in cui vado e molti di loro ricoprono ruoli dirigenziali. Se fosse vero che la nostra scuola non è valida, allora perché i nostri ex studenti hanno così tanto successo in giro per il mondo?». —
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