Gazzetta di Modena

vignola. da venerdì al Teatro Fabbri 

Le paure e l’estasi dello spettatore solo a contatto con Alexa una voce digitale

Carlo Gregori
Le paure e l’estasi dello spettatore solo a contatto con Alexa una voce digitale

“Rapimento” è la prima rappresentazione post Covid di Ert Gli autori: «Un faccia a faccia con la presenza tecnologica»

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Carlo Gregori

In scena entrerà uno spettatore alla volta. Resterà per venti minuti da solo e avrà un unico contatto: la voce di Alexa, un’assistente digitale. Potrà interagire solo con Zoom e altre piattaforme per incontri da remoto. Una situazione che da spiazzante può diventare inquietante, per poi terminare dolcemente in un’estasi. “Rapimento” è un’opera prima di Carlotta Pansa e Jacopo Giacomoni creata e messa in scena al Teatro Fabbri di Vignola da venerdì a domenica per Ert, una delle sei tappe del progetto teatrale “Mediatori del reale”. I due autori - Pansa, 30 anni, autrice, torinese trapiantata a Padova, e Giacomoni, 34 anni, tentino da anni attivo a Venezia con la compagnia Malmador – sono “resident” del progetto Ert bloccato l’anno scorso dall’emergenza Covid. E da quei giorni di contatti a distanza hanno tratto spunto per questo pièce unica nel suo genere nella quale non ci sono attori in carne ed ossa ma uno spettatore faccia a faccia con un’anima nella macchina tecnologica.

Giacomoni, come nasce l’utilizzo di una tecnologia così spinta in teatro?

«La prima volta che siamo andati a Vignola per questo progetto di “residenze” io e Carlotta abbiamo dovuto interrompere il lavoro. Era il marzo 2020, erano appena state istituite le zone rosse. Dopo quella brusca interruzione non è stato più possibile fare un lavoro in presenza. Solo a distanza, come per tutti i teatranti. Quindi iper-mediato dalla tecnologia. Possiamo dire che le vite di tutti hanno cominciato a rapportarsi con questi mezzi tecnologici, a partire da Zoom, e ad essere sempre più condizionate dalla presenza di voci tecnologiche come quella di Alexa».

Chi è Alexa?

«Una voice assistence. Uno strumento per aiutare e velocizzare certe funzioni, ricerche e faccende domestiche. Alexa viene usata in tantissimi modi. È un processo che va avanti da tempo, ma il lockdown lo ha accelerato».

L’apporto tecnologico spinto che mettete in scena è uno strumento o è una delle parti in gioco dell’opera teatrale?

«È uno strumento ma è anche un modo per giocare sul doppio senso della parola “Rapimento”. Quindi, da un senso negativo, quando lo spettatore diventa ostaggio di Alexa, un modo per portare in teatro la realtà esterna. Spesso la macchina governa il nostro tempo. Allo stesso tempo c’è un significato positivo, legato all’estasi, una dimensione vicina all’esperienza teatrale. La voce di Alexa è uno strumento per portare la durata e il tempo in scena».

Pansa, come avete immaginato i venti minuti ?

«Abbiamo cercato di stabilire tempi standard e che fossero legati ai tempi percettivi. Abbiamo immaginato un tempo iniziale, con lo spettatore che entra e sente la voce e cerca di orientarsi. Abbiamo tarato i tempi sulle sensazioni comuni di fronte a sollecitazioni come la sorpresa, la noia, l’inquietudine».

I venti minuti sono sempre uguali? Cambia solo al reazione dello spettatore?

«Sì, la struttura è la stessa. Noi saremo presenti alla regia anticipando di qualche secondo l’audio. Sono minuscole variabili».

Le risposte di Alexa sono di 250 caratteri. Sono risposte standard o le componete man mano?

«L’interazione è guidata, non è reale. La voce chiederà allo spettatore di fare qualcosa o di ascoltare. La struttura della trama è fissa, è attiva la voce. In 250 si possono personalizzare le risposte».

Giacomoni, c’è anche la solitudine dello spettatore.

«Il nostro sarà il primissimo spettacolo di Ert che riporterà in sala gli spettatori. Non è solo questione di sicurezza e distanziamento. E’ un modo sicuro e affascinante per tornare dopo tanto tempo in uno spazio rimasto vuoto. La nostra opera non è però nata solo da esigenze sanitarie. Volevamo che lo spettatore provasse un senso di solitudine nello spazio e fosse messo in difficoltà».

Ci sono momenti iniziali di paura e abbandono?

«È uno spettacolo così intimo per lo spettatore che spero ci siano tante risposte diverse quanti sono gli spettatori. Essere guidati da una voce può essere comodo e inquietante: vuol dire sentirsi ostaggio di una parola tecnologica».

“Rapimento” è aperto al pubblico al Teatro Fabbri di Vignola da venerdì a domenica. Prenotazione obbligatoria a info.biglietteria@emiliaromagnateatro.com —

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