Gazzetta di Modena

Torna il commissario Dallari tra i misteri della Modena del 1929

davide berti

Il nuovo libro di Francesco Sala, lo scrittore-medico che ama la sua città 

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il racconto

davide berti

Si salveranno le anime descritte da Francesco Sala? C’è molto mistero in questo quarto episodio che il medico-scrittore, molto conosciuto in città, ha dedicato al suo commissario, Eleuterio Dallari (“Anime salve”, edizioni Artestampa, 18 euro, 320 pagine, già disponibile in tutte le librerie).

«Devo stare attento a quello che dico, altrimenti rischio di rovinare l’effetto sorpresa», sorride Sala, che nei panni dello scrittore è meticoloso e puntuale. Doti anche letterarie prese in prestito dalla pratica medica, che ancora riempie le sue giornate: «Ci ho messo due anni e mezzo perché è stato un periodo ovviamente molto particolare. Era praticamente pronto prima della pandemia, poi è cambiato il mondo. Non mi sembrava il caso uscire con un libro in quel momento, così l’ho lasciato un po’ in gestazione. E quando l’ho ripreso tra le mani per ultimarlo, l’ho praticamente tutto rivisto, ha un passo più meditato e riflessivo».

E anche qui salta fuori la dote del medico di famiglia, che ascolta, che cerca di capire e pesa ogni parola: «Tutti i libri raccontano parte del vissuto di chi li scrive, direttamente o indirettamente senza rendersene conto. Vuoi per una attitudine, vuoi per un aspetto che interessa o che invece nella nostra vita non vorremmo mai vedere». Cosa dovrà invece vedere il commissario Dallari non si può sapere. Noto è invece il mondo che lo circonda, una Modena d’altri tempi. Sala tratteggia sempre una città reale, documentandosi con impolverati volumi delle cronache dell’epoca. Siamo nel 1929: «È stato un anno molto particolare. È stato l’anno della crisi, del concordato, per Modena anche un anno gelido. Le cronache sono piene di racconti di un inverno particolarmente difficile, neve, gelo e temperature che arrivavano anche a 17 gradi sotto zero». È in questo contesto che si articola una storia che cresce attraverso l’analisi e le introspezioni dei personaggi: «È una meditazione che arriva a toccare il senso ultimo della vita, la sua caducità». Ecco il perché di una maschera in copertina, non certo una mascherina per il Covid ma per il carnevale, che fa da sfondo animato alla tradizione modenese che sempre emerge dalle descrizioni di Sala: «Non manca l’osteria, il clima conviviale dei bar dell’epoca, così come il brigadiere Poggioli. Ma il personaggio che più emerge in questo quarto capitolo di vita del commissario Dallari è il mio collega medico: diciamo che l’ho torturato per bene».

Si rivive una Modena tra via dei Servi, via Canalino, via dei Tintori «e lo spunto è sempre un fatto di cronaca realmente accaduto. Poi la storia cresce». Così come cresce anche la voglia di sapere se il commissario Dallari continuerà a farci da Virgilio nella Modena ormai dimenticata: «Credo di sì - chiude Sala - ma non ho l’ansia di creare un personaggio o una serialità. Quello che è certo è che ho ancora tante cose da dire». —

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