Sei specchi lungo le strade: i passanti diventano spettatori
“RESIDENZE” ERT
Carlo Gregori
Sei specchi installati per le strade di Castelfranco. Sei luoghi diversi in cui fino a domenica prossima un passante può fermarsi incuriosito e finire per interrogarsi su alcuni aspetti osservando lo spazio retrostante. Non è una opera teatrale né una performance, piuttosto un’installazione che coinvolge il pubblico. È stata ideata e realizzata da due giovani attrici e autrici teatrali in “residenza” a Castelfranco per il programma Ert “mediatori del Reale”: sono Fabiola Fidanza, ascolana, e Francesca Di Fazio, parmigiana, del Collettivo Inciampo di Bologna. Lo spettacolo in scena a Castelfranco si chiama “Miraggi”. In alcuni luoghi (tra i quali Parco Abeti, Piazza Garibaldi e Salotto della Città, Area ex Case Operaie) verranno installati sei specchi con cui gli abitanti del territorio potranno interagire per un mese intero: un invito a raccontare l’altra parte, la metà riflessa, in forma scritta o d’immagine, o con un suono, una canzone, un breve video. Lo specchio è lo strumento per interrogarsi insieme, artisti e spettatori.
Fabiola, come si può definire “Miraggi” considerando che non è uno spettacolo convenzionale?
«Un’installazione. È stata un’idea che io e Francesca abbiamo elaborato di recuperare spazi urbani in questo particolare periodo storico di pandemia, spazi cancellati e considerati pericolosi, e ottenere questo recupero attraverso una modalità teatrale che ha anche fare con la drammaturgia e la scrittura. Ci piaceva il fatto che per una volta il teatro potesse contenere la città».
Perché in strada?
«Inizialmente era stato pensato come installazione all’interno del teatro. Gli spettatori sarebbero stati invitati a portare oggetti da casa e a rappresentarsi mostrando la loro dimensione domestica e cittadina. Ma il Dadà è in ristrutturazione. Quindi abbiamo dicendo di portare lo spettacolo fuori dal teatro».
Francesca, quanto è originale la vostra iniziativa?
«Ovviamente, rientra in una lunga storia di arte in uno spazio pubblico. In realtà ci siamo disabituati alo spazio pubblico e a relazionarci con questo ambiente. Per questo abbiamo costruito un’installazione per tornare a costruire un contatto con il mondo fuori casa».
Con gli specchi nelle strade cosa succede?
«C’è un pensiero dietro questa iniziativa. C’è una scelta dell’oggetto specchio, un oggetto per niente innocente e che riflette la realtà e può anche ingannare. Gli specchi sono stati decorati da sei scenografe emiliane che ruotano intorno al laboratorio Ert di Castelfranco. Una volta che gli specchi saranno collocati, avranno al loro fianco un pannello che descrive l’iniziativa e una mappa per gli altri specchi. Poi ci sarà una domanda alla persona che si ferma davanti allo specchio».
Che domande sono?
«Domande che invitano a guardare a se stessi e a cosa hanno alle spalle. E’ come se chiedessimo di attraversare una soglia. Chiediamo cosa ci racconta il paesaggio alle loro spalle, un paesaggio a metà reale e a metà immaginario. E a risponderci per mail e per i più anziani per posta». —
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