Le corrispondenze barocche nelle opere d’arte di maestri emiliani
Alla Bper, da oggi, la mostra con capolavori della Banca e del Museo: Guercino, Tiarini, Lana, Boulanger, Desubleo, Stringa, Ferrari, Massari
Michele Fuoco
Si cercano “Corrispondenze barocche” tra i 19 dipinti di artisti del Seicento esposti, da oggi, alle 10, presso gli spazi espostivi di Bper, in via Scudari 9. Le opere sono di Lucio Massari, Alessandro Tiarini, Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, Lodovico Lana, Jean Boulanger, Michele Desubleo, Luca Ferrari e Francesco Stringa. Appartengono a “La Galleria. Collezione e Archivio Storico della Banca, e ai Musei Civici di Modena, in particolare alle collezioni Giuseppe e Matteo Campori e di Carlo Sernicoli. «E’ un percorso – dice Lucia Peruzzi, curatrice della mostra - nella pittura del Seicento che nel suo sviluppo manifesta un sincera adesione al naturale che nasce dall’Accademia dei Carracci a Bologna, per poi attraversare il raffinato classismo di Guido Reni ed arrivare al melodramma barocco». Dall’analisi critica della curatrice emerge come l’arte emiliana si sia ritagliata uno spazio di primo piano nella cultura non solo italiana, di quel periodo. Di impianto carraccesco sono i lavori di Massari e anche di Tiarini, autore di “Rinaldo e Armida”, con richiami palesi alla “Gerusalemme Liberata” del Tasso, e di tematiche religiose (La decollazione del Battista e La Madonna col Bambino, san Giorgio e San Nicola). Da apprezzare «una qualità narrativa in senso moderno di un’arte, di radice bolognese, sviluppata a Modena». Certo, le contaminazioni non mancano, ma spesso gli artisti hanno saputo imprimere un timbro distintivo al loro lavoro. Figura di spicco è il Guercino che approda ad un “algido” classicismo (La Vergine assunta), dopo il robusto naturalismo del primo periodo (Apollo e Marsia). E’ il Guercino ad esercitare un sicuro fascino su Lodovico Lana che meglio rappresenta il carattere della pittura modenese che ha trovato una terza maniera, aggiungendo al naturalismo del maestro ferrarese il modo classico ed elegante di Reni, come ben documentano le opere “Domine, quo vadis?, “Erminia ritrova Tancredi ferito” e “San Sebastiano”. Legati al gusto della corte sono anche Boulanger, Ferrari e Desubleo. A Lana non bastano la fama e la bravura per essere chiamato da Francesco I a decorare il Palazzo Ducale di Sassuolo. Il Duca sceglie il Boulanger, di cui vengono presentati un quadro di allegoria della storia e la tavola dei “Due putti che giocano con un’aquila” che allude alla casa estense. Da “Atalanta e Meleagro”, con aspetti di cultura fiamminga, Desubleo approda, con rimandi a Reni, a “La Madonna della Rosa”, preziosa nel colori e nell’armonia compositiva. Un certo caravaggismo è da cogliere nel “San Giovanni Battista” di Ferrari che, in “Giuditta e la Testa di Oloferme”, offre una sorta di rappresentazione teatrale. Noto per le sue monumentali pale d’altare Stringa, soprintendente alla Gallerie Ducali e studioso della cultura del ‘500, rappresenta, come studio dal vero, una “Testa di fanciulla” di cui coglie la dolcezza e l’incantevole grazia. La mostra, a ingesso gratuito, è accompagnata da un catalogo con testi di Peruzzi e di Francesca Piccinini, direttrice del Musei Civici, che parla di una collaborazione che si rinnova con particolare forza, e del prestito di opere di collezioni del Museo rimaste ancora chiuse: non accessibili al pubblico per ristrutturazione dei locali. Sull’importanza del dialogo tra pubblico e privato pone l’accento Stefano Rossetti, vice direttore di Bper, per il quale la banca del territorio sa restituire, con le mostre, alla comunità il suo patrimonio. Il 22 agosto è la chiusura della mostra, visitabile venerdì, e su appuntamento sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Prenotazione entro le 16 del venerdì (tel. 059 2021598, la galleria@bper.it ). Ciò vale per il mese di maggio. Le altre aperture saranno comunicate su www.lagalleriebper.it. —
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