Gazzetta di Modena

intervista a elio tavilla 

«Quei ministri modenesi di Bonaparte cresciuti ammirando la Francia»

C.G.
«Quei ministri modenesi di Bonaparte cresciuti ammirando la Francia»

Il giurista dopo il convegno alla Cattolica di Milano:«Erano nobili e ricchi borghesi affascinati dall’Illuminismo Arrivarono ai vertici del Regno»

3 MINUTI DI LETTURA





Elio Tavilla ha partecipato alle celebrazioni napoleoniche con una sua relazione al convegno alla Cattolica di Milano dal titolo eloquente: “Napoleone era un genio?”

Napoleone è stato o no un genio?

«Non c’è dubbio. È un personaggio divisivo visto con gli occhi di oggi. Ha mantenuto la schiavitù nelle colonie francesi, nel codice civile ha assegnato alla donna un ruolo di secondo piano. Ma in realtà è un genio per aver dato all’Europa un’impronta di progressismo. È stato un despota ma ha svegliato le classi dirigenti borghesi di tutta Europa, Italia compresa. Si sono poi sentiti traditi da lui, ma poi, quando è caduto, hanno potuto costruire gli stati nazionali dell’800. La prima coscienza italiana nasce con Napoleone».

Napoleone creò una classe dirigente di alto profilo.

«E lo foce promuovendo i singoli per merito, non per fedeltà o il lignaggio. La sua classe dirigente dell’amministrazione pubblica in Francia ancora adesso è la migliore in Europa. Noi italiani abbiamo imparato sotto quella dominazione i rudimenti della gestione degli uffici moderni. Basta pensare che ha promulgato cinque Codici in tutta Europa. Erano imposti, sì, ma quando venero defenestrati dopo Waterloo i sovrani della Restaurazione ne fecero altri copiandoli».

Venendo a Modena, una piccola città che nel ‘700 aveva vissuto una stagione di alta cultura grazie a Bacchini, Muratori e al duca Francesco III, diventa un polo dell’Italia napoleonica. Chi erano gli alti funzionari modenesi?

«Prima di Napoleone la Modena di Francesco III (e su quell’epoca ho partecipato nei giorni scorsi un convegno sul Codice Estense) promosse un rinnovamento moderato della classe dirigente che passò attraverso la statalizzazione dell’università, la riduzione del privilegio ecclesiastico e nobiliari. Tutte azioni che i sovrani del ‘700 avevano promosso. Sono persone formate tra Modena e Reggio, in gran parte uscite dall’università di Modena. Come Luosi, ministro della Giustizia, che fece tradurre in italiano e in latino il Codice Civile di Napoleone. Che porta anche la firma di Luigi Vaccari, altro ministro modenese, a capo degli interni. Poi Achille Fontanelli, ministro della Guerra, figlio di un marchese reggiano, Alfonso, che aveva un famoso salotto culturale a Modena in via del Taglio. Lì si tenevano discussioni sulle novità della Francia. E lì Luosi imparò il francese così bene da stupire i generali di Napoleone. Poi Antonio Veneri, esperto di finanze pubbliche modenese che diventerà ministro del Tesoro del Regno d’Italia, Luigi Valdrighi giurista, Luigi Vaccari nominato segretario di Stato, Carlo Testi ministro degli affari esteri della repubblica Cisalpina. E poi Lodovico Ricci, ministro e iniziatore del catasto, una delle grandi riforme illuministiche. Più che a Modena questo exploit è stato dovuto all’ambiente riformista estense. Ha coinvolto le due città, Modena e Reggio. Quando è arrivato Napoleone, questi uomini di stato, che sotto gli Este potevano avere un ruolo limitato, hanno avuto una promozione sociale rapidissima». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google