Gazzetta di Modena

domani i Pavullesi in gara 

Il nuovo jazz dei Nidaba alla finale nazionale del Festival di Piacenza

Daniele Montanari
Il nuovo jazz dei Nidaba alla finale nazionale del Festival di Piacenza

Il quartetto sfiderà altri tre gruppi per la vittoria tra i giovani «Occasione straordinaria per far conoscere il nostro sound»

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Daniele Montanari

Fa un certo effetto vedere il nome di Pavullo tra gruppi di Milano, Venezia e Catanzaro, per uno dei concorsi più prestigiosi d’Italia: il Piacenza Jazz Fest, che dal 2004 promuove questo genere raffinato e avvolgente grazie al Piacenza Jazz Club e al fondamentale sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, della Regione e di altre realtà private. Riservando una straordinaria vetrina ai giovani con il Concorso nazionale Chicco Bettinardi dedicato ai nuovi talenti. Ed è qui che è arrivato il quartetto pavullese Nidaba, composto da Dora Spanò (voce), Riccardo Cocetti (batteria), Davide Raisi (chitarra) e Nicola Govoni (contrabbasso). Domani si contenderà la vittoria con altri tre gruppi (l’alto standard qualitativo richiesto ha portato solo a quattro e non ai cinque tradizionali finalisti) al Milestone di Piacenza: si potrà seguire la gara in diretta streaming dalle 17 sul canale YouTube del Piacenza Jazz Fest e sulla pagina Facebook. Una bella prova e una gran bella vetrina per i Nidaba, nati nel 2019 e trascinati dalla splendida voce della 26enne Dora.

Beh Dora, ve lo sareste mai aspettato?

«È stata un’emozione incredibile, qualcosa di surreale quando ci hanno comunicato che eravamo stati selezionati tra i soli quattro gruppi finalisti. È la nostra prima esperienza in un concorso nazionale: eravamo convinti di aver presentato un buon lavoro, ma sapevamo anche che il concorso richiede un livello altissimo per partecipare con proposte originali e moderne. Ebbene ci siamo, e sicuramente domani daremo il mille per cento in questa straordinaria vetrina nazionale che può essere un bel trampolino di lancio. Siamo emozionati ma anche carichissimi: contiamo ovviamente sul tifo pavullese, e dei tanti amici sparsi nella provincia».

Con cosa partecipate?

«Con tre brani: uno standard della tradizione Usa che abbiamo riarrangiato, uno moderno del trombettista Marco Tamburini di cui abbiamo fatto il nostro arrangiamento e io ho scritto il testo, poi un brano originale nostro scritto da Nicola con un mio testo. Sarà bellissimo ritrovarsi per un’esibizione dal vivo davanti alla giuria (non al pubblico per le restrizioni anti-Covid, ndr) dopo un anno complicatissimo, in cui è stato molto difficile trovarsi per provare».

Parliamo dei Nidaba. Da cosa deriva il nome?

«È il nome di una divinità della mitologia sumera che presiede la scrittura e la struttura. Ci piaceva l’attinenza con il campo musicale, la riflessione sulla creazione artistica che può essere generata dalla scrittura. E ci piaceva molto il suono esotico della parola, così abbiamo deciso di darci quel nome».

E che tipo di jazz fate?

«Siamo partiti dalla scuola americana, per poi dedicarci ad arrangiamenti più originali grazie alle strumentazioni dei nostri tempi, guardando sia a suoni acustici che a effetti elettronici con dei synth legati alla voce, una tastiera collegata al microfono che permette di fare più voci insieme alla mia. È un approccio al jazz del tutto originale, e ne andiamo fieri: abbiamo lavorato tanto alla costruzione del nostro suono. Come repertorio facciamo sia brani della tradizione, riletti in chiave moderna, sia nostri».

Obiettivi?

«Comunque vada questa finale, il nostro prossimo obiettivo è registrare il primo album con brani originali nostri e altri riarrangiati. Ci piacerebbe tanto avere anche un ospite di calibro internazionale… Ci stiamo lavorando».—

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